Sulle due sponde del Lago di Garda

 dall’alto: vertiginosa meraviglia

 21 -24 luglio 2022

 

Con il lago di Garda ho un legame affettivo che dura da una vita, da quando sin da piccola si partiva dalla Calabria per trascorrere lassù quasi due mesi d’estate; la casetta meravigliosa in campagna all’ombra della quercia, dalla quale da adolescente volevo per lo più venire via, è all’origine del mio amore per la natura e di come sono adesso.

 

La premessa è necessaria per spiegare come mai ho scelto di farvi conoscere questa parte del lago, sicuramente meno nota rispetto a quella meridionale ma indiscutibilmente bella, dove il parco alto Garda Bresciano istituito nel 1989 è la riprova del patrimonio naturalistico qui celato.

 

Tremosine è un verde altopiano disseminato di minuscole frazioni, da un lato tagliato a picco sul lago con abbacinanti falesie dallo spiccato carattere mediterraneo, dall’altro contornato da una selvaggia regione montuosa, ricoperta da fitti boschi di abeti e faggi. Di fronte, al di là del lago, l’imponenza del Monte Baldo.

 

Per arrivare a Tremosine si deve percorrere “la strada nella forra”, un capolavoro di ingegneria stradale, opera epica e coraggiosa inaugurata nel 1913. Prima di questa data un sentiero tortuoso e ripido collegava Pieve di Tremosine con il lago; percorrendola sembra di entrare nella montagna che incombe dall’alto con la sua rigogliosa vegetazione, nel frastuono del corso d’acqua che ancora scava le pareti della forra.

 

All’inaugurazione, nel 1913, un corrispondente della Frankfurter Zeitung la definì «la strada più bella del mondo». La strada, chiusa dal dicembre del 2020 dovrebbe finalmente vedere la riapertura nei prossimi mesi.

 

Limone, sulla costa del lago ai piedi dei monti, lascia ancora trapelare dietro il bazar della sua attuale vocazione turistica, i tratti originari di un borgo di pescatori, “giardinieri” e “montanari”. I pilastri delle limonaie sono l’affascinante memoria di un’attività economica particolarissima per una regione così a nord.

 

Riva del Garda, elegante cittadina, perla del lago di Garda, ha ospitato nel passato personaggi illustri come Nietzsche, Kafka, i fratelli Mann che ne hanno decantato la bellezza e piacevolezza del soggiorno.

 

Il Sentiero del Ponale, spettacolare strada a picco sul lago, è stata trasformata nel 2004 in un percorso transitabile a piedi e in bicicletta. E’ il sentiero più conosciuto e frequentato del Garda Trentino, è un classico imperdibile.

 

La strada nella forra un capolavoro di ingegneria stradale che dal lago porta a Pieve di Tremosine.

 

 

Il percorso da Limone a Punta Larici, per godere di uno dei panorami più stupefacenti del lago.

 

Il sentiero da Pieve di Tremosine a Campione del Garda, per fare nostro questo paesaggio che non conosce mezze misure, contrassegnato da contrasti netti: acqua e roccia, ombra e luce, calura e frescura, aridità e rigoglio.

 

Museo della carta di Toscolano e la Valle delle Cartiere: sarà come fare un viaggio nel mondo della carta, dalla sua nascita, quando la carta era fatta a mano, fino al diffondersi della carta industriale nel secolo passato. Il Museo della Carta inoltre si trova nella bellissima Valle delle Cartiere, un museo a cielo aperto, che potremo scoprire con un breve percorso.
La ciclabile del Garda: tra Limone e Capo Reamol, inaugurata nel luglio del 2018, soprannominata “ciclovia dei sogni”, è una panoramica passerella d’acciaio che corre lungo il lago. In certi punti a sbalzo sull’acqua, agganciata alla roccia viva, regala a chi la percorre una vista mozzafiato della sponda trentina.

 

Il Parco Alto Garda Bresciano: un’area di grande pregio naturalistico e ambientale, con punto di forza quello paesaggistico. Un piccolo "sistema alpino" a sé stante ricco di forti contrasti ambientali di carattere altimetrico (dai 65 metri sul livello del mare del lago ai quasi 2000 m. delle montagne più elevate), climatico e vegetazionale (dalla macchia mediterranea agli endemismi rupicoli subalpini).

 

 Il Monte Baldo: conosciuto sin dal 1500 con l'appellativo di "Giardino botanico d'Europa", il Baldo ha un grande interesse geologico e naturalistico e da lassù la vista sul lago è spettacolare

 

L’avveniristica funivia Malcesine - Monte Baldo con cabine rotanti che consentono una visuale a 360 gradi sul lago di Garda e sul panorama circostante.

 

Malcesine un piccolo borgo medievale, Il Castello scaligero, nel cuore della cittadina di indiscussa bellezza.

 

 maggiori info a questo link:


 

La Via Matildica del Volto Santo nel tratto toscano

 

 2 giorni tra Garfagnana e media valle del Serchio

 

2 e 3 luglio 2022

 

 

La Via Matildica del Volto Santo è un antico cammino di pellegrinaggio e di commercio di oltre 200 km, collega la città di Mantova, forse luogo di nascita della contessa Matilde di Canossa a Lucca, dove è ospitato il Volto Santo

 

Un cammino che, attraversando i possedimenti della contessa Matilde di Canossa nella pianura Padana, si inerpicava sull’Appennino e scendendo verso Lucca di immetteva sulla Via Francigena, dove tocca suggestivi Borghi, eremi e antichi e strategici Castelli in una varietà culturale e ricchezza naturalistica unica.

 

L’itinerario è suddiviso in 3 tratti storici: la Via del Preziosissimo Sangue (da Mantova a Reggio Emilia, 3 tappe); il Cammino di San Pellegrino (da Reggio Emilia a San Pellegrino in Alpe, 5 tappe) e Via del Volto Santo (da Castelnuovo di Garfagnana a Lucca, 3 tappe).

 

Noi cammineremo tra San Pellegrino in Alpe e Borgo a Mozzano, percorrendo la parte toscana dell’itinerario, attraverso la Garfagnana e la media Valle del Serchio; non raggiungeremo Lucca perché non è la stagione giusta per fare l’ultima tappa.

 

1 luglio da San Pellegrino in Alpe a Castelnuovo in Garfagnana
2 luglio da Castelnuovo in Garfagnana a Borgo a Mozzano

 

Lungo il cammino:

 

  • Castiglione: le mura e il castello medievale 
  • Chiesa di San Michele a Castiglione
  • La Rocca Ariostesca a Castelnuovo
  • Duomo dei santi Pietro e Paolo a Castelnuovo
  • Fortezza Mont’Alfonso a Castelnuovo
  • Mura del borgo antico a Castelnuovo
  • Il Borgo di Cascio
  • Duomo di Barga
  • Casa Pascoli a Barga
  • Pieve di Loppia
  • Ghivizzano
  • La Rocca sopra Borgo a Mozzano
  • Ponte della Maddalena detto “del Diavolo” a Borgo a Mozzano

maggiori info a questo link:

 

 

 


 

Le fioriture di Castelluccio di Norcia

 

nel cuore del parco nazionale dei Monti Sibillini

 

24-26 giugno 2022

 

 

 

A 1300 m di quota si apre il magico e suggestivo tetto “dei Sibillini”, uno dei luoghi più belli d’Italia, da qualche anno noto anche come facente parte “delle Terre Mutate”…, mutate dal terremoto che ha lasciato Castelluccio fortemente colpito ed alcuni suoi abitanti ancora lì a cercare di risanare le ferite ed andare avanti come possono.

 

In questo altopiano magico e suggestivo ogni anno si verifica tra maggio e luglio un fenomeno straordinario: la fioritura delle lenticchie e di mille altre specie di fiori, che creano un’alternanza di colori dal giallo ocra al rosso, dal viola al blu, con qualche punta di bianco qua e là. La fioritura si espande sulle morbide curve dell’altopiano circondato dalle aspre pareti rocciose dei monti, tra cui il maestoso Vettore con i suoi 2476 m di altezza.

 

Fortunati coloro che hanno modo di vedere le fioriture di Castelluccio ogni anno o in momenti diversi; vederle una sola volta non basta: cambia ogni anno, anzi ogni settimana, con nuovi fiori che sbocciano e altri che appassiscono.  Camminando lungo i sentieri possiamo incontrare: genzianelle, narcisi, violette, papaveri, ranuncoli, asfodeli, viole, trifogli, acetoselle e tanto altro.

 

Tutto ha inizio quando si sciolgono le nevi ed inizia la semina; in particolare quando arriva il momento della fioritura delle piante che vivono in simbiosi con la lenticchia; i campi non seminati a lenticchia spezzano stupendamente l’armonia dei colori, con strisce verdi brillanti per il grano, viola tenue per la lupinella. Ben lo sanno gli agricoltori di Castelluccio, che ogni anno orchestrano sapientemente, seguendo il ciclo della semina dei campi, il disegno del quadro della fioritura.

 

 A questo link potete vedere i cambiamenti settimanali delle fioriture del 2020 https://www.castellucciodinorcia.it/project/fioritura-castelluccio-2020/

 

Nell’anfiteatro naturale dei Monti Sibillini dominato dal borgo di Castelluccio, tra Pian Grande, Pian Piccolo e il Pian Perduto, cammineremo tra le fioriture e i punti panoramici da dove poterle ammirare; sarà un trekking di grande bellezza e di riflessione perché le crepe e i crolli del terremoto non potremo ignorarli ma impareremo dagli abitanti del posto che si sono rialzati ad essere anche noi più costruttivi.

 

 

 

Cosa vedere e cosa assaporare in questo viaggio

 

§      Formaggi del luogo, lenticchie e norcineria

 

§     Castelluccio, con i suoi 1452 m di quota è il centro abitato più elevato dell’Appennino umbro-marchigiano e cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

 

§  i piani carsici di Castelluccio

 

§    Ussita

 

§      Visso

 

§  Il bosco d’Italia

 

§       Le fioriture

    maggiori info a questo link

 

 


 Sorrento, Capri e la Costiera Amalfitana

 Il paradiso in terra

 1-5 giugno 2022

 

Fortunati gli abitanti di Amalfi a cui un’iscrizione su una delle antiche porte ricorda ogni giorno di vivere in un “paradiso in terra, tanto che […] nel momento in cui moriranno e andranno in paradiso, per loro non cambierà nulla”a firma del narratore toscano Renato Fucini.

 

Una considerazione del genere promette già bene e quasi incute soggezione ed allora, per non farsi scoraggiare dagli aspetti meno piacevoli della costiera amalfitana, come guidare e muoversi lungo la sua famosa statale, noi scopriremo il più possibile a piedi e con i mezzi pubblici e lasceremo questi luoghi con l’animo di chi vorrà sicuramente tornarci.

 

Partiremo da Sorrento con la facciata aperta sul mare ed i giardini di aranci e limoni che hanno i rami che sporgono dalle mura che contornano le vie segrete del suo centro storico. La nostra prima escursione nel pomeriggio ci porterà in punti panoramici emozionanti sul promontorio.

 

Il giorno successivo raggiungeremo Capri e con due belle escursioni a Capri ed Anacapri ci godremo pienamente l’isola.

 

Non potremo mancare di percorrere Il Sentiero degli Dei partendo da Positano; il percorso stranoto che stupisce per i suoi paesaggi e gli affacci a sbalzo sulla Costiera Amalfitana, dove la dorsale dei monti Lattari scivola nell’azzurro del mare verso l’isola di Capri.

 

Partendo dall’entroterra, percorrendo le colline a picco sul mare, seguendo stradine tracciate da contadini e commercianti scopriremo la costiera più autentica fatta di gente che ancora lavora e si muove faticando con i muli, dove le capre pascolano beatamente tra orti e limoneti

 

Ad Amalfi ci tufferemo nel centro abitato fatto di piccole case, contorte stradine, ville e chiese dagli stupendi mosaici che conserva ancora il suo aspetto medievale e l’influenza bizantina e araba. E poi a Minori, Maiori, Positano, Ravello ne scopriremo di tutti i colori, sempre arrivando con percorsi magnifici come la via delle Ferriere che, dall’alto dei Monti Lattari, arriva ad Amalfi, o percorrendo la Via dei Limoni tra Maiori, Minori e Ravello.

 

Illustri i visitatori di queste terre che ne hanno fatto materia prima per le loro composizioni letterarie, per i loro dipinti, per i canti e le hanno usate come set cinematografico; terra di naviganti ed inventori, di creatori e personaggi che hanno stupito il mondo, e davvero possiamo trovare questa terra cantata, decantata, dipinta in mille modi diversi.

 

La Costiera cercheremo di  viverla più che visitarla, assaporando i profumi, i sapori, gli ambienti, il caldo del sole, vivendo un’esperienza con i nostri piedi che, speriamo sia davvero unica.

 

Non esiste nulla di facile in costiera, servono gambe allenate, la fatica di percorrere gradini e sentieri che non sono mai in pari è una condizione imprescindibile per questo trekking, quindi, se volete godervela, cominciate a fare salite e discese, insomma allenatevi immagazzinando non solo chilometri ma “dislivello”. Sono consentite fughe, in alcune giornate, come a Capri, perché si può “alleggerire” il percorso andando ad intercettare mezzi pubblici.

 

Dormiremo a Sorrento e ad Agerola, una splendida terrazza sulla Costiera.

 

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 La Toscana di Iris Origo dai commoventi paesaggi:

 Lucciolabella, Montefollonico, Castelmuzio, Montepulciano

 21 e 22 maggio 2022

 

 

Caratterizzata da colline dolci alternate a crete frastagliate da paesaggio lunare, questa è una delle zone più suggestive della Val d’Orcia. Il lembo di terra che dalla valle sale verso la Foce in direzione Chianciano, è stato trasformata dall’azione dell’erosione del fiume Orcia che ha plasmato nei secoli il paesaggio e, aiutato dalla presenza di un terreno argilloso, ha creato dei calanchi dalla bellezza sbalorditiva. Il tutto è colorato dalla presenza di piante della macchia mediterranea, le ginestre sapranno come colorare e profumare l’aria di maggio. L’orzo marittimo e l’assenzio, specie piuttosto rare, si faranno ammirare in uno dei paesaggi più belli, suggestivi e emozionanti della Val d’Orcia, che hanno ammaliato personaggi come Iris Origo e consorte. I 2 hanno cercato di determinare negli anni ’60 cambiamenti in queste terre, e migliorie nella conduzione e nella condizione dei contadini e delle loro famiglie.

Accanto alle lande argillose ecco emergere l’insolita verdeggiante area boschiva di Pietraporciana, caratterizzata da faggi secolari e maestosi; da questa altura è possibile dominare tutta la Val d’Orcia e la Val di Chiana e raggiungere il pittoresco borgo di Castiglioncello del Trinoro.

Montepulciano è una cittadina medievale di rara bellezza, un borgo unico con eleganti palazzi rinascimentali, antiche chiese, splendide piazze e piccoli angoli nascosti. Ma la vera sorpresa saranno i borghi di Montefollonico e Castelmuzio. Vi invito a scoprire le loro peculiarità e non credo riuscirete a resistere alla curiosità di visitarli; la Toscana stupisce sempre, il senese ancor di più, le sue ricchezze sono ovunque e la cultura che le rende tali si respira ancora.

 

Punti di forza del trekking:

 

Riserva di Lucciola bella: La Riserva di Lucciola Bella, circoscrive un piccolo angolo del famoso paesaggio delle Crete Senesi. Lucciola Bella è il nome del podere ormai abbandonato che domina le colline argillose su cui sorge l'area protetta. L'elemento saliente è certamente costituito dalle biancane e dai calanchi, forme erosive caratteristiche del paesaggio delle Crete Senesi, e ad esso sono legati importanti ed esclusivi aspetti vegetazionali e ornitologici.

 

La Riserva Naturale di Pietraporciana: è stata istituita nel 1996, su un territorio di circa 341 ettari a cavallo tra la Val d’Orcia e la Val di Chiana. Dal punto di vista ambientale è notevole la faggeta che si sviluppa tra i 720 e gli 850 metri circa, con esemplari secolari e maestosi

 

Montepulciano: Perla del ‘500 toscano tra Valdichiana e Val d’Orcia, conserva intatta la sua bellezza. Piazza Grande, con il Duomo del ‘600 dalla facciata incompleta, il Palazzo Comunale del ‘400 e tutto intorno palazzi rinascimentali. Al di fuori del borgo risalta la mole elegante del Tempio di San Biagio. Un ‘opera rinascimentale realizzata dall’architetto Antonio da Sangallo il Vecchio.

 

Villa La Foce: è una Dimora Storica . Quando Antonio e Iris Origo acquistarono la tenuta di La Foce chiamarono l’architetto inglese Cecil Pinsent – per ristrutturare gli edifici principali e creare un ampio giardino. Quest’ultimo è stato concepito per valorizzare la casa rinascimentale ed espandere la vista spettacolare sulla Val d’Orcia e il monte Amiata. L’armonia tra edifici, giardino e natura fa di La Foce un esempio ideale dell’evoluzione architettonica e culturale della Toscana nel XX secolo.

 

Montefollonico: si distingue per le strette vie e i palazzi di epoca medievale. Montefollonico è noto anche con il nome di “Borgo del Vin Santo”, il celebre vino liquoroso toscano che si abbina ai cantucci. La produzione del Vin Santo a Montefollonico non è limitata soltanto agli imprenditori agricoli, ma anche a tanti artigiani amatoriali che hanno ereditato le tecniche tradizionali e tuttora producono il vino liquoroso nelle loro cantine.

 

Castelmuzio: il borgo salotto, ‘modello’ di felicità. Una comunità orgogliosa, senso di civiltà, bellezza. Un gruppo di donne caparbie ha messo insieme cittadini e imprenditori per curare il borgo, quella che considerano la loro 'casa allargata', un patrimonio comune da preservare. Approfondiremo la loro storia.

 

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Trekking a Capraia

 La più selvaggia delle isole dell’arcipelago Toscano

 Trai percorsi trekking più belli del Mediterraneo

  6-8 maggio

 

Il profumo di Capraia lo si sente già avvicinandosi con la nave all’isola, d’estate si coglie il profumo del cisto marino; quello del mirto, del rosmarino e delle altre piante della macchia che ci avvolgeranno percorrendo i suoi sentieri.

 

E’ un dominio incontrastato della più vera natura mediterranea, sui sentieri lungo la costa come in quelli dell’interno si percepisce un intenso senso di selvaticità. Qui è possibile fare incontri con flora e fauna affascinanti tra scenari suggestivi e selvaggi.

 

Nel nostro week end di scoperta dell’isola, entreremo in questo aspro territorio vulcanico colonizzato da garighe e macchia mediterranea, coste quasi totalmente incontaminate, quelle orientali più dolci, quelle occidentali irte e a picco con grotte e fenomeni erosivi spettacolari, monti in miniatura con creste e anfratti da dove si godono panorami eccezionali sul Tirreno e sulle isole di Corsica, Sardegna, Elba, Gorgona, fino alle Alpi Apuane;  raggiungeremo spiagge, vette e luoghi come lo Stagnone e Cala Rossa di forte attrazione ed interesse. Capraia ti conquista totalmente, è quello che succede a chi entra nel cuore dell’isola, a chi la conquista faticosamente perché tutto in lei è cangiante e imprevedibile.

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foto dell'evento


 TREKKING PER LE VIE CAVE ETRUSCHE

 TRA PITIGLIANO, SORANO, SOVANA, VITOZZA

E LE TERME DI SATURNIA

 23-24 aprile 2022

 

Le vie cave e le belle città del tufo di Pitigliano, Sorano, Sovana, Vitozza e San Quirico; un viaggio indietro nel tempo nella natura e nei misteri della Maremma Toscana, saremo baldanzosi esploratori in cammino nelle fresche vie cave e faremo anche una visita guidata con Stefania di Pitigliano.

 

Già nel 2004 le Vie cave di Pitigliano e Sorano vengono riconosciute come beni di interesse mondiale e pertanto da tutelare.

 

Le Vie Cave sono opere uniche al mondo, antichissimi ed affascinanti percorsi etruschi, misteriosi corridoi scavati nella roccia tufacea che caratterizza il territorio di questa parte della Maremma; le ragioni che hanno portato gli Etruschi a realizzare questi percorsi sono ancora un mistero.

 

Essi divennero maestri nella lavorazione e perforazione di questo materiale poroso e relativamente fragile, costruirono tombe, ipogei, pozzi e cunicoli ma le opere più singolari sono le cosiddette vie cave o tagliate, corridoi semi sotterranei con pareti alte 20-30 metri. La lunghezza dei percorsi, il loro anomalo andamento, la permanente semioscurità, le aperture e i repentini restringimenti in cui si imbatte chi vi si avventura, rendono suggestivi e spettacolari questi arcaici corridoi.

 

Di certo non furono opere per canalizzare le acque, né tantomeno vie di comunicazione.

 

Perché scavarle così in profondità? Molte hanno andamento parallelo tra loro, altre si intersecano creando dei labirinti, altre ancora hanno andamento concentrico.

 

Ci sono delle risposte certe, delle teorie, delle leggende, delle storie…poi nel Medioevo, proprio in questi luoghi ricchi di sacralità e mistero, per esorcizzare il culto pagano, il cristianesimo volle costruire tabernacoli, chiese, oratori e cappelle.

 

Percorrerle oggi ci riempie di bellezza e ci fa rivivere i misteri e la sacralità del popolo etrusco che proprio nel culto dei morti, nel realizzare necropoli sembra volere stabilire un contatto col sottosuolo; tagliare la roccia penetrare il suo cuore, addentrarsi nei suoi bui recessi, significava aprire un varco verso una dimensione sovrannaturale; il mondo dei vivi e quello dei morti entravano in contatto attraverso questi cunicoli e labirinti che dovevano essere percorsi con rigidi ritualismi di cui noi oggi percepiamo ancora l’intensa potenza di contatto.

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 LA VIA ELLENICA DA BRINDISI AD ALBEROBELLO

 Passando per Serranova, Carovigno, Ostuni, Cisternino, Locorotondo

 Dal 14 al 20 aprile

 

 

“Apulia, cujus metropolis est Brundiston, per istam navigatur in terram sanctam” recita la didascalia del mappamondo di Hyggeden del 1360, a testimonianza della millenaria importanza di questa città come principale porto d’imbarco verso l’Oriente e la Terra Santa. Alla Porta d’Oriente i pellegrini giungevano attraverso la Via Appia-Traiana che proprio a Brindisi si concludeva. Dalla colonna terminale della Regina Viarum ha inizio la via Ellenica, uno dei sei percorsi del Cammino Materano. Si sviluppa per 290 Km da Brindisi a Matera in quindici tappe. Un itinerario d’entroterra che collega ben due siti Patrimonio Unesco: Alberobello, Capitale dei trulli e Matera, la Città dei sassi.

 

Il cammino per noi avrà inizio a Brindisi e si concluderà ad Alberobello, un totale di 5 tappe e 110 km per questa prima parte; la seconda dalla barocca Martina Franca a Matera da percorrere quanto prima in un paesaggio completamente diverso tra gravine e canyon.

La Via Ellenica nel tratto tra Brindisi e Alberobello è la “terra degli olivi”, delle piante secolari, contorte o attorcigliate dal vento; della terra rossa e fertile rivestita da coltivazioni di ogni genere; gli annessi agricoli, le masserie, i trulli che sono ovunque in questa campagna sono collegati da un reticolo di strade campestri dove un percorso scelto sai già che ne taglia fuori altri, bellissimi tanto quanto quello che stai seguendo.

 

Inizieremo il percorso da Brindisi, attraversando in barca il golfo che divide in due la città e costeggiando il mare che passa dalle meravigliose riserve naturali di Punta Penne e Torre Guaceto per inoltrarsi poi nella pianura costellata di olivi che non ci lascerà più fino al nostro arrivo ad Alberobello.

Cammineremo insieme a giganteschi, colonnari, monumentali piante di olivo, a volte sdraiate dal vento con le storie incise nei tronchi e l’immaginazione che galoppa davanti alle loro stranissime forme; cammineremo tra trulli di ogni fattezza e dimensione, che iniziano a far parte del paesaggio da Carovigno in poi. La Val d’Itria è caratterizzata da queste costruzioni e dai muretti a secco sapientemente conservati che delimitano strade e terreni.

E se già il paesaggio, le chiese rupestri e i santuari potrebbero essere sufficienti a giustificare il viaggio, figuriamoci cosa accade quando mettiamo piede nei centri abitati turisticamente noti come Ostuni, Cisternino, Locorotondo, Alberobello ed altri meno conosciuti come lo stupefacente Carovigno:  centri storici che sono dei gioielli per ricchezza di monumenti e per la maestria con cui gli abitanti creano decori e arricchiscono ogni nostro passo di scoperta per le vie.

 

Credo non possa non trapelare il mio entusiasmo; ho fatto questo percorso in inverno, e già sotto gli olivi c’era un manto di calendule e acetoselle, tappeti di finocchi e cavoli e cime di rapa…la luce invernale era straordinaria ed le scie dei tramonti colorati dietro gli scheletri dei fragni e la sagoma dei trulli, meravigliosi. Ogni volta penso che terra fortunata sia la Puglia e fortunata anche io per avere l’opportunità di  scoprirla con i cammini e con voi.

 

Il viaggio:

 

Arrivo a Brindisi il 14 aprile, conclusione il 20 aprile ad Alberobello

 

Le tappe:

 

 

  1. Brindisi –Carovigno (tra i 26 e i 30 km) Tempo medio di percorrenza 8 h
  2. Carovigno – Ostuni (21, 8 Km). Tempo medio di percorrenza: 5h
  3. Ostuni – Cisternino (19,5 km) Tempo medio di percorrenza: 5 h
  4. Cisternino – Locorotondo (17 Km) Tempo medio di percorrenza: 4/5 h
  5. Locorotondo – Alberobello (23 km). Tempo medio di percorrenza: 6 h
  6. Alberobello visita della città e rientro nel pomeriggio

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I tesori della Montagnola Senese

 di boschi, di marmo, di acque, di mulini, castelli, pievi e romitori sperduti…Dio sol sa…

 26 e 27 marzo 2022

 

La Montagnola senese è un’area collinare che si estende tra i comuni di Casole d’Elsa, Monteriggioni, Siena e Sovicille. Naturalisticamente la Montagnola Senese è una zona interessantissima: colline calcaree, forme geomorfologiche di origine carsica sia superficiali che sotterranee come doline, polije e grotte per lo più sviluppate in profondità , ammantate di boschi di castagni e sclerofille sempreverdi, che nascondono tesori marmorei di ogni colore bianchi, grigi e gialli  cavati da secoli ed usati come pietre ornamentali per decorare gli edifici monumentali storici in area senese, come ad esempio il Duomo di Siena.

 

La Val di Merse il territorio meno evocato turisticamente ma con un  patrimonio storico artistico ricchissimo di Pievi, Chiese, Ville, Castelli, Siti Archeologici, Abbazie, mulini inseriti in un contesto paesaggistico straordinario, bello e appagante in ogni senso.
Nel territorio di Sovicille dove ci muoveremo prevalentemente  troviamo una diffusa presenza di Pievi romaniche come Pernina, Molli, Ponte allo Spino, la Pieve di San Giovanni Battista a Rosia, la chiesa di San Lorenzo a Sovicille e Torri con il notevole chiostro policromo dell’Abbazia di Santa Mustiola, in stile romanico gotico del XIII secolo, un capolavoro straordinario di arte romanica.

 

Tra le ville, quella seicentesca di Cetinale con il bellissimo parco della Tebaide, il castello di Celsa con la cinquecentesca cappella del Peruzzi, il granaio, il parco e lo scenografico giardino all’italiana. Infine nel percorso che faremo lungo Il fiume Merse e i suoi affluenti in ambienti suggestivi con un’elevata naturalità troveremo mulini di ogni sorta, il Castello di Dio sol sa e Il Ponte della Pia, che la leggenda vuole fosse attraversato dalla Pia de’ Tolomei per il suo esilio in Maremma, come ricordato da Dante nel V canto dell’Inferno.

 


ELEMENTI DI RILIEVO :

 

Villa Cetinale e Parco della Tebaide

Castello di Celsa

Pieve di Pernina

Pieve a Molli

Cave di Marmo

Torri e l’ abbazia di Santa Mustiola

Cetina

Ponte della Pia e chiesa di Santa Lucia

Castiglion che Dio Sol Sa

Mulini sul Merse

 

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Le fortezze dell’Argentario, Porto Ercole, la Feniglia, Andedonia, Capalbio

 La mediterranea vivacità dell’Argentario

 12 e 13 marzo 2022

 

 

Il Monte Argentario è un promontorio proteso verso il Mar Tirreno nel sud della Toscana. I due centri principali sono Porto Santo Stefano, capoluogo, orientato a nord, e Porto Ercole rivolto a sud; già abitato dagli Etruschi, era una proprietà personale della famiglia Domitii Ahenobarbi, che la ottenne in cambio del denaro prestato alla Repubblica Romana nelle Guerre Puniche. Il nome attuale probabilmente trova la sua origine qui, poiché Argentarii era il nome dei prestatori di denaro nell'antica Roma. I forti spagnoli: Stella, Filippo e la Rocca sono stati costruiti a difesa dello stato dei presidi e rientrano nell’itinerario proposto che ha inizio a Porto Ercole, antico borgo di pescatori, "sorvegliato" dalle poderose fortezze con il centro storico percorribile solo a piedi e che ha mantenuto intatta l'architettura e l'atmosfera dei secoli passati.

 

Il secondo giorno esploreremo il Il tombolo della Feniglia  una splendida duna sabbiosa racchiusa tra la collina di Ansedonia e il Monte Argentario; è una riserva di protezione dal 1971; la parte interna si affaccia sulla Laguna di Orbetello, mentre la parte esterna è direttamente sul mare. Si estende per una superficie di 474 ettari ed è lunga circa 6 km; percorreremo la sua spiaggia fatta di sabbia fine e dorata e le sue pinete andando a scoprire l’antica città di Cosa, la colonia romana costruita in cima al promontorio di Ansedonia di cui possiamo vedere le mura ciclopiche, il foro, l’acropoli e raggiungeremo infine la tagliata etrusca, il canale costruito dai romani per far defluire le acque e lo spacco della Regina. A fine giornata una capatina a Capalbio, la piccola Atene all’ombra dell’Argentarioun antico borgo che domina la sottostante campagna maremmana. Dalla torre merlata del castello aldobrandesco e dalle sue mura, si ammira un panorama di straordinaria bellezza, ancor più al tramonto

 

 

12 marzo:  Porto Ercole, i forti e Punta Telegrafo 19 km, 806m dislivello, 6 ore circa

 

Da Porto Ercole si sale verso Forte Stella, bellissimi panorami sul forte e la torre dell’Avvoltore; si continua a salire nella macchia mediterranea e quando ci sono delle aperture nella vegetazione, gli scorci e gli avvistamenti anche di rapaci sono notevoli; si arriva nei pressi di Poggio del Telegrafo e della croce Monumentale da dove la vista spazia su Orbetello e la laguna, il monte Amiata, Ansedonia, le isole dell’arcipelago. Punta Telegrafo è la vetta dell’Argentario a 645m di quota, caratterizzata dai ripetitori della RAI; nel rientrare si passa dal convento dei padri Passionisti e si completa il giro dei forti: la Rocca Spagnola, Forte Filippo. Il percorso si sviluppa su sentieri a tratti ripidi, strade sterrate e asfaltate.

 

 

13 marzo: il Tombolo di Feniglia e la citta di Cosa, lo Spacco della Regina e la Tagliata etrusca, Capalbio e l’anello di Monteti 16km, 94m dislivello, 4 ore nella Feniglia, Capalbio - Monteti 5 km, 197 m dislivello, 1 ora e 1/2

 

Percorreremo la strada che attraversa la duna delle Feniglia, il tombolo di sabbia che collega il Monte Argentario con la città di Cosa; qui il Caravaggio, in fuga per problemi con la giustizia, trovò la morte ed una stele votiva lo ricorda. Spingendosi oltre Ansedonia lungo costa troviamo la torre della Tagliata dove soggiornò varie volte Giacomo Puccini, che qui lavorò a molte delle sue opere. A poca distanza dalla torre si trovano i resti dei moli romani dell’antica città di Cosa. Il promontorio è segnato dal canale della cosiddetta Tagliata Etrusca, che in realtà era l’emissario artificiale scavato dai Romani per regolare il livello del vicino Lago di Burano e dalla profonda frattura naturale dello Spacco della Regina.

 

A Capalbio si entra nel centro storico dalla caratteristica porta Senese e ci si trova in un groviglio di viuzze racchiuse all’interno delle antiche mura quattrocentesche. Troveremo il castello e l’abbazia delle Tre Fontane di Roma, la torre della Rocca Aldobrandesca, il palazzo Collacchioni, la quattrocentesca chiesetta di San Nicola e l'Oratorio della Provvidenza con affresco attribuito al Pinturicchio. E’ un luogo che ha avuto sempre una grande importanza in epoca rinascimentale. Da Capalbio raggiungeremo la collina di Monteti alle spalle del paese, percorrendo strade e sentieri in boschi di lecci e sughere con affacci sul mare e sull’interno.

 

 

Punti di forza del trekking:

Forte Filippo, Forte Stella e la Rocca

Il centro storico di Porto Ercole

La duna della Feniglia

L’antica città di Cosa

Lo Spacco della Regina e la Tagliata Etrusca

Capalbio

maggiori info


DA LA SPEZIA A PORTO VENERE A RIOMAGGIORE

  Seguendo le vie dei panorami mozzafiato

 5 e 6 marzo 2022

 

I punti forti di questo trekking: percorsi molto panoramici lungo sentieri che si sviluppano a picco sul mare, nel bosco, tra i terrazzamenti e borghi che sono dei gioielli patrimonio Unesco, all’interno del Parco di Porto Venere che offre un paesaggio unico con le alte coste, le grotte, la vegetazione variegata che finisce in mare, dove si riflettono le rocce multicolori e la roccia su cui svetta la Chiesa di San Pietro. In Liguria l’infinito comincia dopo uno scoglio. Là dove “sei alle origini / e decidere è stolto: / partirai più tardi / per assumere un volto” come scrive il poeta ligure Eugenio Montale. L’infinito sta tutto lì, dietro la Chiesa di San Pietro, senza alcun dubbio uno dei luoghi più spettacolari del Mediterraneo. Sospesa, salda, mistica, schiaffeggiata dagli spruzzi, accarezzata dalle ali dei gabbiani: pare proprio il luogo dove si ferma il mondo e comincia l'orizzonte (da la Mia Liguria)

 

 

Punti di forza del trekking:

Porto Venere

Riomaggiore

Il Santuario della Madonna di Monte Nero

La zona costiera tra Varignano, Fezzano, Le Grazie

 

Sabato 5 marzo: La Spezia, le cave di Castellana, Le Grazie, Fezzano e Varignano (16 km, 700m, 6 ore circa)

 

Itinerario di interesse storico, naturalistico e geologico all’interno del parco naturale di Porto Venere. Si parte a piedi dalla stazione di La Spezia e seguendo il lungomare si arriva a Marola da dove iniziamo a salire per una mulattiera che offre un bel colpo d’occhio sulla citta di La Spezia; si prosegue passando sul bordo della cava di marmo nero con venature dorate Portoro e si arriva nella zona delle cave di Castellana; la vista sul golfo di La Spezia, Montemarcello, Lerici, le cime appenniniche è memorabile. Si prosegue in discesa verso Le Grazie, un nucleo antico adagiato in un’insenatura che fa perno nella chiesa di Nostra Signora delle Grazie, chiesa quattrocentesca con antico refettorio. In zona Varignano vecchio si trovano i resti una villa romana del I sec. A.C. Il borgo di Fezzano anticipa nella sua struttura Porto Venere ed è caratterizzato da suggestivi Carruggi, al centro del paese la chiesa di San Giovanni Battista del 1740. Nel borgo si trovano i resti di villa Cattaneo dove visse Simonetta Cattaneo che pare abbia ispirato Botticelli per la realizzazione della Nascita di Venere, con sullo sfondo il golfo di La Spezia. Sistemazione in hotel a Le Grazie, cena e pernottamento

 

 

 

Domenica 6 marzo: da Porto Venere a Rio Maggiore (550m, 16,5 km, circa 5 ore)

 

Oggi affronteremo una traversata straordinariamente bella, tratti scoscesi e ambiente selvaggio, scorci panoramici ovunque entusiasmanti sulla costa,

Partendo a piedi dal nostro hotel arriveremo a Portovenere, che vedremo in una tranquilla veste invernale. Il paese ha mantenuto pressoché immutate le sue caratteristiche nel corso di 8 secoli, ne coglieremo gli innumerevoli scorci caratteristici e pittoreschi, i portali delle case torri che si allineano lungo la calata e i carruggi. Straordinaria la chiesa di San Pietro costruita tra il V e il XIII secolo sulle rovine del luogo di culto pagano dedicato alla dea della bellezza Venere, che dà il nome al borgo. La decorazione di San Pietro è quella tipica dello stile gotico genovese, con l'alternanza di strisce orizzontali bianche e nere. Proprio nei pressi della chiesa imboccheremo la scalinata che ci porta al castello e cominceranno le viste spettacolari. Si passa sotto le falesie del Muzzerone e raggiungiamo il panoramico paese di Campiglia.

Da Campiglia ci portiamo in direzione di Monesteroli, dove inizia la famosa scalinata, la vista è mozzafiato. Si risale passando per Casotti e Fossola fino al colle del Telegrafo, 517m, il punto più alto della nostra traversata. Da ora in poi si scende in direzione Riomaggiore passando dal santuario della Madonna di Monte Nero con una magnifica vista sul sottostante paese di Riomaggiore, tutte le Cinque Terre fino al promontorio di Punta Mesco da un lato e sulla costa fino a Portovenere con le isole di Palmaria, Tino e Tinetto dall’altra. Visita di Riomaggiore e rientro a La Spezia in treno dopo le 17.00.

per altre info qui

 


 

DA LA SPEZIA A PORTO VENERE A RIOMAGGIORE

  Seguendo le vie dei panorami mozzafiato

 26 e 27 febbraio 2022

 

Percorsi molto panoramici lungo sentieri che si sviluppano a picco sul mare, nel bosco, tra i terrazzamenti e borghi che sono dei gioielli patrimonio Unesco, all’interno del Parco di Porto Venere che offre un paesaggio unico con le alte coste, le grotte, la vegetazione variegata che finisce in mare, dove si riflettono le rocce multicolori e la roccia su cui svetta la Chiesa di San Pietro. In Liguria l’infinito comincia dopo uno scoglio. Là dove “sei alle origini / e decidere è stolto: / partirai più tardi / per assumere un volto” come scrive il poeta ligure Eugenio Montale. L’infinito sta tutto lì, dietro la Chiesa di San Pietro, senza alcun dubbio uno dei luoghi più spettacolari del Mediterraneo. Sospesa, salda, mistica, schiaffeggiata dagli spruzzi, accarezzata dalle ali dei gabbiani: pare proprio il luogo dove si ferma il mondo e comincia l'orizzonte (da la Mia Liguria)

 

Punti di forza di questo trekking:

 

Porto Venere

Riomaggiore

Il Santuario della Madonna di Monte Nero

La zona costiera tra Varignano, Fezzano, Le Grazie

i parchi di Porto Venere e Cinque Terre

 

Sabato 26 febbraio: La Spezia, le cave di Castellana, Le Grazie, Fezzano e Varignano (16 km, 700m, 6 ore circa)

 

Itinerario di interesse storico, naturalistico e geologico all’interno del parco naturale di Porto Venere. Si parte a piedi dalla stazione di La Spezia e seguendo il lungomare si arriva a Marola da dove iniziamo a salire per una mulattiera che offre un bel colpo d’occhio sulla citta di La Spezia; si prosegue passando sul bordo della cava di marmo nero con venature dorate Portoro e si arriva nella zona delle cave di Castellana; la vista sul golfo di La Spezia, Montemarcello, Lerici, le cime appenniniche è memorabile. Si prosegue in discesa verso Le Grazie, un nucleo antico adagiato in un’insenatura che fa perno nella chiesa di Nostra Signora delle Grazie, chiesa quattrocentesca con antico refettorio. In zona Varignano vecchio si trovano i resti una villa romana del I sec. A.C. Il borgo di Fezzano anticipa nella sua struttura Porto Venere ed è caratterizzato da suggestivi Carruggi, al centro del paese la chiesa di San Giovanni Battista del 1740. Nel borgo si trovano i resti di villa Cattaneo dove visse Simonetta Cattaneo che pare abbia ispirato Botticelli per la realizzazione della Nascita di Venere, con sullo sfondo il golfo di La Spezia. Sistemazione in hotel a Le Grazie, cena e pernottamento

 

 

Domenica 27 febbraio: da Porto Venere a Rio Maggiore (550m, 16,5 km, circa 5 ore)

 

Oggi affronteremo una traversata straordinariamente bella, tratti scoscesi e ambiente selvaggio, scorci panoramici ovunque entusiasmanti sulla costa,

Partendo a piedi dal nostro hotel arriveremo a Portovenere, che vedremo in una tranquilla veste invernale. Il paese ha mantenuto pressoché immutate le sue caratteristiche nel corso di 8 secoli, ne coglieremo gli innumerevoli scorci caratteristici e pittoreschi, i portali delle case torri che si allineano lungo la calata e i carruggi. Straordinaria la chiesa di San Pietro costruita tra il V e il XIII secolo sulle rovine del luogo di culto pagano dedicato alla dea della bellezza Venere, che dà il nome al borgo. La decorazione di San Pietro è quella tipica dello stile gotico genovese, con l'alternanza di strisce orizzontali bianche e nere. Proprio nei pressi della chiesa imboccheremo la scalinata che ci porta al castello e cominceranno le viste spettacolari. Si passa sotto le falesie del Muzzerone e raggiungiamo il panoramico paese di Campiglia.

Da Campiglia ci portiamo in direzione di Monesteroli, dove inizia la famosa scalinata, la vista è mozzafiato. Si risale passando per Casotti e Fossola fino al colle del Telegrafo, 517m, il punto più alto della nostra traversata. Da ora in poi si scende in direzione Riomaggiore passando dal santuario della Madonna di Monte Nero con una magnifica vista sul sottostante paese di Riomaggiore, tutte le Cinque Terre fino al promontorio di Punta Mesco da un lato e sulla costa fino a Portovenere con le isole di Palmaria, Tino e Tinetto dall’altra. Visita di Riomaggiore e rientro a La Spezia in treno dopo le 17.00.

 

Uleritori info a questo link

 


 LA VIA FRANCIGENA DEL SUD

 DA ROMA AL GIARDINO DI NINFA

 Dal 20 al 23 gennaio

 

 

 

Le Vie Francigene nel Sud uniscono l’Occidente all’Oriente, il cristianesimo al paganesimo, l’Età Antica al Medio Evo. Un itinerario trasversale, tra basolati romani ed antichi tratturi, templi pagani, imponenti cattedrali e santuari cristiani, dolci panorami collinari e aspri passaggi montani.

 

I pellegrini d'Europa percorrevano la Francigena per dirigersi a Roma e poi proseguire lungo la Via Appia, una straordinaria opera di ingegneria civile verso il porto di Brindisi ed imbarcarsi verso la Terrasanta. Nel nostro peregrinare di questi anni con molti di voi siamo arrivati a Roma percorrendo la Via Francigena della Toscana e del Lazio; ora proseguiamo verso sud per ricongiungerci ad altri percorsi già fatti e che faremo come la Via Peuceta e la Via Ellenica.

 

 

 

C’è una descrizione di una parte del percorso che faremo di Ferdinand Gregorovius che ha viaggiato in Italia a metà ottocento e che così descrive il territorio in “Itinerari Laziali“

[...] Mi era stato detto a Roma della bellezza di questo colpo d'occhio e che non avrei potuto trovare nulla di più bello dei Monti Volsci e della vista da lassù delle paludi pontine e del mare; e non mi era stato detto abbastanza. Consiglierò ad ogni viaggiatore che voglia visitare le terre romane, di non perdersi questo spettacolo unico. (Ferdinand Gregorovius, Itinerari laziali) altre info

 


 La Via Ellenica da Matera a Martina Franca

 27 dicembre 2020 – 2 gennaio 2021

 

 

 

“Apulia, cujus metropolis est Brundiston, per istam navigatur in terram sanctam” recita la didascalia del mappamondo di Hyggeden del 1360, a testimonianza della millenaria importanza della città di Brindisi come principale porto d’imbarco verso l’Oriente e la Terra Santa. Alla Porta d’Oriente i pellegrini giungevano attraverso la Via Appia-Traiana che proprio a Brindisi si concludeva. Un affascinante cammino collega: due siti Unesco (Sassi di Matera e Trulli di Alberobello), gli incantevoli borghi della Valle d’Itria, e il paradiso naturalistico del Parco delle Gravine, straordinario museo a cielo aperto della civiltà rupestre.

 

A dominare buona parte del nostro percorso è l’habitat rupestre delle gravine ed un medioevo dimenticato che troveremo a Ginosa, Laterza, Castellaneta, Mottola, Massafra, strade sterrate e ponti e che si affacciano su canyon con paesaggi naturalistici ammalianti. Inizieremo il percorso da Matera e Montescaglioso che ricadono nell’area archeologica storica e naturale del Parco delle Chiese rupestri, concluderemo il nostro percorso nella nobile Martina Franca, con l’eleganza delle linee dei suoi edifici di età moderna.

 

Le tappe non sono lunghe e compatibili con il periodo invernale; i percorsi si svolgono in gran parte su strade sterrate e asfaltate secondarie e sentieri; si cammina per circa 5 ore al giorno, a parte un paio di tappe più lunghe, i dislivelli sono contenuti; è possibile anche in questo caso acquistare la credenziale ed apporre i timbri, esiste anche lo Xenium, la carta di metà cammino.Maggiori info qui

 


 

GENOVA LA SUPERBA, IL PROMONTORIO DI PORTOFINO E LA COSTA DI LEVANTE

 

 10-12 dicembre 2021

 

 

«Fetta di anguria, amuleto, mezzaluna cristiana incurvata sul mare che essa domina con tutti i suoi santuari appesi come lampadari..» ed ancora  «Genova austera, vibrante, ampia! Luogo unico dai trecento ripiani a terrazza sul mare, ornata di parchi stupendi! Genova, dove i tramways sono gli ascensori! Le strade ed i quartieri, sovrapposti, si aggrovigliano, si superano, si ricongiungono, si dividono ancora ...»

 

 

Imbattersi nelle citazioni di Valery Larbaud, da Ex voto: San Zorzo e rimanerne affascinati tanto da riproporle per introdurre questo viaggio dicembrino in uno spicchio di Liguria che avrà Zena come centro per la nostra scoperta, mi è sembrata la cosa migliore da fare. Alcuni escursionisti genovesi e colleghi guide Liguri hanno portato nei miei trekking questa regione alla quale sono legata da tempo, dove ho passato parte delle mie vacanze “invernali e pasquali in gioventù” e dove negli anni passati ho accompagnato gruppi di escursionisti stranieri ed ora…andiamoci con chi vorrà farsi intrigare come me da quello che questa terra tutta sviluppata arduamente in verticale ha da offrire.

 

Cosa vedremo:

Genova, città che può sembrare altezzosa, il suo vero cuore lo si trova dove l’antico e il moderno si fondono senza soluzione di continuità

 

-      i Forti di Genova costituiscono un sistema difensivo imponente con una cinta muraria che è la più lunga in Europa

 

-        Camogli uno dei borghi marinari più belli della Riviera di Levante

 

-          Il parco del promontorio di Portofino con San Fruttuoso, Portofino e Santa Margherita Ligure

 

-          Il sentiero dei tubi e delle batterie

 

-          Boccadasse

 

-          La zona di Genova Nervi, Monte Moro, Pieve Ligure

 

-          Altro a sorpresa

 

       info sul programma a questo link

 

 


Il promontorio del Circeo Ponza e Zannone, un insolito mare

 

29 ottobre – 2 novembre

 

 

Il Circeo secondo Plinio e Strabone, era il limite meridionale del Latium Vetus, la terra madre dei Latini.

 

Al Circeo è ubicata la leggenda della maga Circe, narrata da Omero nell’Odissea ma il Circeo è un ambiente straordinario e ricchissimo di vita, un parco nazionale istituito nel 1933.

 

Nonostante sia stato preso d’assalto nel passato dall’uomo che ha fatto scempio di alcune sue parti, nonostante le ridotte dimensioni, è uno dei più vari d’Europa. Sono presenti 5 mondi ben diversi:

 

il primo è la selva del Circeo che comprende boschi umidi sopravvissuti alle bonifiche degli anni 30; il secondo è la duna costiera, spettacolare e tranquilla nelle stagioni diverse dall’estate, che si estende per 23 km tra il lido di  Latina e le rocce di Torre Paola; poi ci sono i 4 laghi costieri di Fogliano, dei Monaci, di Caprolace, di Paola che la duna separa dal mare aperto dove troviamo una ricca avifauna e molte rovine romane, segue il promontorio del Circeo, un’autentica “montagna sul mare” che raggiunge i 541m di quota, difesa da pareti rocciose verticali e da ripidi pendii ricoperti  da un’intricata foresta di lecci, infine l’isola di Zannone che fa parte delle isole Pontine, ancora autenticamente selvaggia, raggiunge i 194 m di quota col monte Pellegrino, formata da rocce vulcaniche e da una costa rocciosa spettacolare, fa parte del parco dal 1979.

 

Ponza è un’isola interamente vulcanica, la sua caratteristica predominate è la roccia, le scogliere a picco sul mare, i numerosi anfratti, l’acqua cristallina sono le meraviglie che caratterizzano questa piccola perla del mare Tirreno, ricca di storia per presenza di siti archeologici di epoca greca e romana: necropoli, grotte artificiali, i resti di due sontuose ville imperiali e tante cisterne disseminate su tutto il territorio. Ponza Porto ha case colorate con colori pastello ed un centro storico fatto di viottoli e scalette che scendono al porto e salgono al belvedere.

 

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TREKKING TRA MONTEMARCELLO, TELLARO, LERICI E SAN TERENZO

 

Il primo lembo di Liguria che sfuma in Toscana

 

16 – 17 ottobre 2021

 

 

Il promontorio del Caprione è il sistema collinare che separa il Golfo della Spezia dalla pianura alluvionale della Magra. Percorrendo i suoi sentieri si potrà godere dei bei panorami verso il Golfo della Spezia sino al promontorio di Porto Venere e alle isole di Palmaria, Tino e Tinetto da una parte e sulle Apuane dall’altra. I sentieri si sviluppano tra i terrazzamenti e i boschi di leccio andando a toccare borghi di una bellezza poetica e ammaliante come Tellaro, Lerici, Fiascherino, Montemarcello, più o meno noti da tempo e raccontati da scrittori e personaggi illustri.

 

Nell’entrare in terra ligure, oltrepassando il capo di Punta Bianca, inizia il matrimonio tra mare e monti caratterizzato dagli stretti vicoli e dai muretti a secco dei paesini piccoli e indimenticabili a picco sul mare che caratterizzano il Golfo della Spezia, ribattezzato dal commediografo Sam Benelli il “Golfo dei Poeti”.

 

I punti forti di questo trekking: percorsi medio facili e godibili, molto panoramici lungo sentieri che si sviluppano a picco sul mare, nel bosco, tra i terrazzamenti e borghi che sono dei gioielli all’interno del Parco regionale Montemarcello Magra

 

La visita di Lerici e San Terenzo

 

Il lungomare “Walk of Poetry” tra Lerici e San Terenzo

 

Tellaro, inclusi i centri abbandonati di Portesone e Barbazzano

Montemarcello, Punta Bianca, Monastero Santa Croce, la foce del Magra
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TREKKING TRA MONTEMARCELLO, TELLARO, LERICI E SAN TERENZO

 Il primo lembo di Liguria che sfuma in Toscana

 

2 – 3 ottobre 2021

 

 

Il promontorio del Caprione è il sistema collinare che separa il Golfo della Spezia dalla pianura alluvionale della Magra. Percorrendo i suoi sentieri si potrà godere dei bei panorami verso il Golfo della Spezia sino al promontorio di Porto Venere e alle isole di Palmaria, Tino e Tinetto da una parte e sulle Apuane dall’altra. I sentieri si sviluppano tra i terrazzamenti e i boschi di leccio andando a toccare borghi di una bellezza poetica e ammaliante come Tellaro, Lerici, Fiascherino, Montemarcello, più o meno noti da tempo e raccontati da scrittori e personaggi illustri.

 

Nell’entrare in terra ligure, oltrepassando il capo di Punta Bianca, inizia il matrimonio tra mare e monti caratterizzato dagli stretti vicoli e dai muretti a secco dei paesini piccoli e indimenticabili a picco sul mare che caratterizzano il Golfo della Spezia, ribattezzato dal commediografo Sam Benelli il “Golfo dei Poeti”.
 

 

- I punti forti di questo trekking: percorsi medio facili e godibili, molto panoramici lungo sentieri che si sviluppano a picco sul mare, nel bosco, tra i terrazzamenti e borghi che sono dei gioielli all’interno del Parco regionale Montemarcello Magra

 

- La visita di Lerici e San Terenzo

 

- Il lungomare “Walk of Poetry” tra Lerici e San Terenzo

 

- Tellaro, inclusi i centri abbandonati di Portesone e Barbazzano

 

- Montemarcello, Punta Bianca, Monastero Santa Croce, la foce del Magra

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FINE ESTATE SULL’ISOLA DAL CUORE DI GRANITO

 

 l’ISOLA DEL GIGLIO IL 26 E 27 SETTEMBRE

 

 

Non è un week end ma una domenica ed un lunedì che qualcuno potrebbe apprezzare, due giornate di trekking sull’isola dal cuore di granito, tra ultimi bagni estivi e profumo di mosto 

 

 

 

Se l’Elba ha il cuore di ferro, il Giglio ce l’ha di granito. L’isola è collocata di fronte al promontorio dell'Argentario e per la sua posizione geografica "strategica" ebbe una storia avventurosa e contesa. Già abitata all'Età della Pietra, poi dagli Etruschi che ne fecero pare un avamposto militare, fu sotto il dominio romano che ebbe il momento di maggiore splendore. Il suo nome deriva dalla latinizzazione del vocabolo greco “aigilion”, capra: isola delle capre, sulla quale prevale la macchia bassa mediterranea caratterizzata dal cisto e da altre essenze profumatissime. Non mancano specie rare ed endemiche del parco come il discoglosso sardo, sono frequenti gli incontri con i conigli selvatici e molti sono gli uccelli che qui si soffermano durante la migrazione autunnale. Non è raro inoltre avvistare i cetacei. Andremo alla scoperta della storia di quest’isola, del suo territorio, delle sue coste e spiagge al ritmo dei nostri passi, i fari a nord e a sud dell’isola e quello della Vaccareccia saranno i nostri punti di riferimento, percorrendo sentieri e vecchie mulattiere che gli abitanti usavano per spostarsi da una parte all’altra dell’isola. Numerose sono le vigne e della sua storia vinicola passata rimangono i caratteristici palmenti, piccole costruzioni rurali dette capannelli dai gigliesi ed utilizzati per la spremitura dell’uva. Oggi si possono trovare molti vini interessanti, di cui il più noto è l’Ansonoca. In una stagione estiva non ancora conclusa potremo concederci qualche bagno in mare e sentiremo il profumo del mosto che comincia a fermentare; il senso di quiete e di pace che ci avvolge ci conquisterà. Link per vedere foto dei trekking passati sull’isola https://www.odiapiedi.com/galleria/arcipelago-toscano/

 

più ifno a questo link


 

FINE ESTATE SULL’ISOLA DAL CUORE DI GRANITO

 

 l’ISOLA DEL GIGLIO IL 12 E 13 SETTEMBRE

 

Non è un week end ma una domenica ed un lunedì che qualcuno potrebbe apprezzare, due giornate di trekking sull’isola dal cuore di granito, tra ultimi bagni estivi e profumo di mosto 

 

 

 

Se l’Elba ha il cuore di ferro, il Giglio ce l’ha di granito. L’isola è collocata di fronte al promontorio dell'Argentario e per la sua posizione geografica "strategica" ebbe una storia avventurosa e contesa. Già abitata all'Età della Pietra, poi dagli Etruschi che ne fecero pare un avamposto militare, fu sotto il dominio romano che ebbe il momento di maggiore splendore. Il suo nome deriva dalla latinizzazione del vocabolo greco “aigilion”, capra: isola delle capre, sulla quale prevale la macchia bassa mediterranea caratterizzata dal cisto e da altre essenze profumatissime. Non mancano specie rare ed endemiche del parco come il discoglosso sardo, sono frequenti gli incontri con i conigli selvatici e molti sono gli uccelli che qui si soffermano durante la migrazione autunnale. Non è raro inoltre avvistare i cetacei. Andremo alla scoperta della storia di quest’isola, del suo territorio, delle sue coste e spiagge al ritmo dei nostri passi, i fari a nord e a sud dell’isola e quello della Vaccareccia saranno i nostri punti di riferimento, percorrendo sentieri e vecchie mulattiere che gli abitanti usavano per spostarsi da una parte all’altra dell’isola. Numerose sono le vigne e della sua storia vinicola passata rimangono i caratteristici palmenti, piccole costruzioni rurali dette capannelli dai gigliesi ed utilizzati per la spremitura dell’uva. Oggi si possono trovare molti vini interessanti, di cui il più noto è l’Ansonoca. In una stagione estiva non ancora conclusa potremo concederci qualche bagno in mare e sentiremo il profumo del mosto che comincia a fermentare; il senso di quiete e di pace che ci avvolge ci conquisterà. Link per vedere foto dei trekking passati sull’isola https://www.odiapiedi.com/galleria/arcipelago-toscano/

più info a questo link

 


 

TREKKING PER LE VIE CAVE ETRUSCHE

 

TRA PITIGLIANO, SORANO, SOVANA, VITOZZA

 

28 - 29 agosto 2021

 

 

Le vie cave e le belle città del tufo di Pitigliano, Sorano, Sovana, Vitozza e San Quirico; un viaggio indietro nel tempo nella natura e nei misteri della Maremma Toscana, saremo baldanzosi esploratori in cammino nelle fresche vie cave e faremo anche una visita guidata con Stefania di Pitigliano.

 

 

Già nel 2004 le Vie cave di Pitigliano e Sorano vengono riconosciute come beni di interesse mondiale e pertanto da tutelare.

 

Le Vie Cave sono opere uniche al mondo, antichissimi ed affascinanti percorsi etruschi, misteriosi corridoi scavati nella roccia tufacea che caratterizza il territorio di questa parte della Maremma; le ragioni che hanno portato gli Etruschi a realizzare questi percorsi sono ancora un mistero.

 

Essi divennero maestri nella lavorazione e perforazione di questo materiale poroso e relativamente fragile, costruirono tombe, ipogei, pozzi e cunicoli ma le opere più singolari sono le cosiddette vie cave o tagliate, corridoi semi sotterranei con pareti alte 20-30 metri. La lunghezza dei percorsi, il loro anomalo andamento, la permanente semioscurità, le aperture e i repentini restringimenti in cui si imbatte chi vi si avventura, rendono suggestivi e spettacolari questi arcaici corridoi.

 

Di certo non furono opere per canalizzare le acque, né tantomeno vie di comunicazione.

 

Perché scavarle così in profondità?  Molte hanno andamento parallelo tra loro, altre si intersecano creando dei labirinti, altre ancora hanno andamento concentrico.

 

Ci sono delle risposte certe, delle teorie, delle leggende, delle storie…poi nel Medioevo, proprio in questi luoghi ricchi di sacralità e mistero, per esorcizzare il culto pagano, il cristianesimo volle costruire tabernacoli, chiese, oratori e cappelle.

 

Percorrerle oggi ci riempie di bellezza e ci fa rivivere i misteri e la sacralità del popolo etrusco che proprio nel culto dei morti, nel realizzare necropoli sembra volere stabilire un contatto col sottosuolo; tagliare la roccia penetrare il suo cuore, addentrarsi nei suoi bui recessi, significava aprire un varco verso una dimensione sovrannaturale;  il mondo dei vivi e quello dei morti entravano in contatto attraverso questi cunicoli e labirinti che dovevano essere percorsi con rigidi ritualismi di cui noi oggi percepiamo ancora l’intensa potenza di contatto. Più info qui

 


 

TREKKING PER LE VIE CAVE ETRUSCHE

 

TRA PITIGLIANO, SORANO, SOVANA, VITOZZA

 

7 - 8 agosto 2021

 

 

Le vie cave e le belle città del tufo di Pitigliano, Sorano, Sovana, Vitozza e San Quirico; un viaggio indietro nel tempo nella natura e nei misteri della Maremma Toscana, saremo baldanzosi esploratori in cammino nelle fresche vie cave e faremo anche una visita guidata con Stefania di Pitigliano.

 

 

Già nel 2004 le Vie cave di Pitigliano e Sorano vengono riconosciute come beni di interesse mondiale e pertanto da tutelare.

 

Le Vie Cave sono opere uniche al mondo, antichissimi ed affascinanti percorsi etruschi, misteriosi corridoi scavati nella roccia tufacea che caratterizza il territorio di questa parte della Maremma; le ragioni che hanno portato gli Etruschi a realizzare questi percorsi sono ancora un mistero.

 

Essi divennero maestri nella lavorazione e perforazione di questo materiale poroso e relativamente fragile, costruirono tombe, ipogei, pozzi e cunicoli ma le opere più singolari sono le cosiddette vie cave o tagliate, corridoi semi sotterranei con pareti alte 20-30 metri. La lunghezza dei percorsi, il loro anomalo andamento, la permanente semioscurità, le aperture e i repentini restringimenti in cui si imbatte chi vi si avventura, rendono suggestivi e spettacolari questi arcaici corridoi.

 

Di certo non furono opere per canalizzare le acque, né tantomeno vie di comunicazione.

 

Perché scavarle così in profondità?  Molte hanno andamento parallelo tra loro, altre si intersecano creando dei labirinti, altre ancora hanno andamento concentrico.

 

Ci sono delle risposte certe, delle teorie, delle leggende, delle storie…poi nel Medioevo, proprio in questi luoghi ricchi di sacralità e mistero, per esorcizzare il culto pagano, il cristianesimo volle costruire tabernacoli, chiese, oratori e cappelle.

 

Percorrerle oggi ci riempie di bellezza e ci fa rivivere i misteri e la sacralità del popolo etrusco che proprio nel culto dei morti, nel realizzare necropoli sembra volere stabilire un contatto col sottosuolo; tagliare la roccia penetrare il suo cuore, addentrarsi nei suoi bui recessi, significava aprire un varco verso una dimensione sovrannaturale;  il mondo dei vivi e quello dei morti entravano in contatto attraverso questi cunicoli e labirinti che dovevano essere percorsi con rigidi ritualismi di cui noi oggi percepiamo ancora l’intensa potenza di contatto. più info qui

 


 

 

 Il Lago di Garda dall’alto: vertiginosa meraviglia

 

Dall’1 al 4 luglio 2021

 

 

 

Con il lago di Garda ho un legame affettivo che dura da una vita, da quando sin da piccola si partiva dalla Calabria per trascorrere quassù quasi due mesi d’estate; la casetta meravigliosa in campagna all’ombra della quercia, dalla quale da adolescente volevo per lo più venire via, è all’origine del mio amore per la natura e di come sono adesso.

 

La premessa è necessaria per spiegare come mai ho scelto di farvi conoscere questa parte del lago, sicuramente meno nota rispetto a quella meridionale ma indiscutibilmente bella, dove il parco alto Garda Bresciano istituito nel 1989 è la riprova del patrimonio naturalistico qui celato.

 

Tremosine è un verde altopiano disseminato di minuscole frazioni, da un lato tagliato a picco sul lago con abbacinanti falesie dallo spiccato carattere mediterraneo, dall’altro contornato da una selvaggia regione montuosa, ricoperta da fitti boschi di abeti e faggi. Di fronte, al di là del lago, l’imponenza del Monte Baldo.

 

Per arrivare a Tremosine si deve percorrere “la strada nella forra”, un capolavoro di ingegneria stradale, opera epica e coraggiosa inaugurata nel 1913, prima di questa data un sentiero tortuoso e ripido collegava Pieve di Tremosine con il lago; percorrendola sembra di entrare nella montagna che incombe dall’alto con la sua rigogliosa vegetazione, nel frastuono del corso d’acqua che ancora scava le pareti della forra.

 

All’inaugurazione, nel 1913, un corrispondente della Frankfurter Zeitung la definì «la strada più bella del mondo».

 

 

 

Limone sulla costa del lago, ai piedi dei monti, lascia ancora trapelare dietro il bazar della sua attuale vocazione turistica, i tratti originari di un borgo di pescatori, “giardinieri” e “montanari”. I pilastri delle limonaie sono l’affascinante memoria di un’attività economica particolarissima per una regione così a nord.

 

Riva del Garda, elegante cittadina, perla del lago di Garda ha ospitato nel passato personaggi illustri come Nietzsche, Kafka, i fratelli Mann che ne hanno decantato la bellezza e piacevolezza del soggiorno.

 

Il Sentiero del Ponale spettacolare strada a picco sul lago è stata trasformata nel 2004 in un percorso transitabile a piedi e in bicicletta, è il sentiero più conosciuto e frequentato del Garda Trentino, è un classico imperdibile.

 

Il percorso da Limone a Punta Larici per godere di uno dei panorami più stupefacenti del lago.

 

Il sentiero da Pieve di Tremosine a Campione del Garda per fare nostro questo paesaggio che non conosce mezze misure, contrassegnato da contrasti netti: acqua e roccia, ombra e luce, calura e frescura, aridità e rigoglio.

 

Il sentiero Busatte-Tempesta a Torbole, una passeggiata panoramica nella parte più settentrionale del lago.

 

La ciclabile del Garda tra Limone e Capo Reamol, inaugurata nel luglio del 2018, soprannominata “ciclovia dei sogni”, è una panoramica passerella d’acciaio che corre lungo il lago, In certi punti a sbalzo sull’acqua, agganciata alla roccia viva, regala a chi la percorre una vista mozzafiato della sponda trentina.

 

Il Parco Alto Garda Bresciano un’area di grande pregio naturalistico e ambientale, con punto di forza quello paesaggistico. Un piccolo "sistema alpino" a sé stante ricco di forti contrasti ambientali di carattere altimetrico (dai 65 metri sul livello del mare del lago ai quasi 2000 m. delle montagne più elevate), climatico e vegetazionale (dalla macchia mediterranea agli endemismi rupicoli subalpini).

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LA VIA GHIBELLINA DA FIRENZE A LA VERNA 

 Dal 17 al 20 giugno 2021

 

La Via Ghibellina collega Firenze con il Santuario de La Verna, meta spirituale dell'itinerario, per un totale di circa 80 km, è un trekking impegnativo per la lunghezza delle tappe ed il dislivello.

 

In un territorio già segnato da antiche strade di origine romana, è certo che un contributo rilevante alla viabilità venne dai conti Guidi di Poppi, importante famiglia che per circa cinque secoli estese il suo dominio feudale sulla Romagna, il Casentino, parte delle terre fiorentine e di quelle pistoiesi. La Ghibellina era chiamata Via dei Guidi di Poppi, e proprio alla nobile famiglia era delegata la sua manutenzione; i conti Guidi tramite questa strada potevano portare prontamente il loro aiuto militare a Firenze, città alleata.

 

Venute meno le esigenze strettamente militari, la zona si andò affermando come luogo di fede: accanto all’abbazia di Vallombrosa, complesso di grande rilevanza spirituale, c’è il santuario di Santa Maria del Sasso di Bibbiena, costruito per volere di Lorenzo il Magnifico, quello di Santa Maria delle Grazie a Stia, il monastero di San Giovanni Evangelista e quello di Santa Maria della Neve a Pratovecchio. I primi 3 santuari sono sul nostro percorso, l’itinerario si conclude al santuario de La Verna, fondato da san Francesco nel 1213: luogo di stupefacente bellezza e tra i più importanti del francescanesimo. La tappa finale di 14 km ci consente di arrivare abbastanza presto a La Verna e potremo quindi visitare e approfittare della bellezza e della quiete straordinaria di questo luogo.

 

Il percorso attraversa il Casentino, oasi verde dell’Appennino tosco romagnolo, è una delle terre più belle della Toscana. La sua conformazione lo rende simile a un anfiteatro racchiuso entro dorsali montuose e attraversato dall’Arno. La Via Ghibellina si snoda dunque attraverso una ricca varietà di paesaggi, passando dalla vite e dall’olivo delle colline prossime a Firenze, alle faggete e ai pascoli di media quota.

 

Quasi tutto il percorso si snoda su sentieri, strade bianche o se asfaltate, poco trafficate. Alcuni tratti lastricati testimoniano un’antica origine. 

 

Dal Palazzo del Bargello, centro del potere dei conti Guidi e attraversando Piazza Santa Croce giungiamo sui lungarni di Firenze che percorriamo fino a Nave di Rovezzano. Si raggiunge l’Antico Spedale del Bigallo, dove nel Medioevo venivano accolti i viandanti. Si prosegue salendo verso Montecucco, percorrendo suggestivi lastricati, per scendere poi ai ruderi del Monastero di Corsignano, ora detto Monasteraccio. Prima di Rignano sull'Arno si incontra il sito di Castelluccio di Rignano e la stupenda Pieve di San Leonino.  Salendo verso Vallombrosa si incontra la Pieve di San Pietro a Pitiana sulla Via Aretina Vetus, e dopo un’erta salita di 6 km che fa toccare quota 1.000 metri di altitudine, si giunge a uno dei luoghi più visitati della Toscana: l’abbazia di Vallombrosa con la sua stupenda foresta che regala un momento di grande emozione.

 

Dalla Croce Vecchia si scende verso Pieve Molino, e più oltre si attraversa il torrente Pistiano su un bellissimo ponte medievale. Da Pagliericcio dove è possibile visitare il Mulino Grifoni mosso dalle acque del Torrente Solano, ancora in funzione per merito dei fratelli Grifoni che con amore e dedizione proseguono il lavoro dei loro avi. (info qui)