Uno spettacolare trekking intorno al Re di Pietra

il Monviso

Dal 3 al 6 agosto 2022

 

Il Giro del Monviso è il primo trekking intorno ad una vetta del quale vi sia notizia. Oggi è uno dei

trekking di alta quota più conosciuti e spettacolari d’Europa. La cornice paesaggistica in cui si

sviluppa l’anello è idilliaca ed offre molti scorci panoramici sui diversi profili del “re di Pietra” che

con i suoi 3841m di altezza è la vetta più alta delle Alpi Cozie ed è visibile con la sua caratteristica

forma di piramide da tutta la pianura ed anche da casa mia (aggiungo).

Dal 2013 è stato dichiarato Patrimonio Unesco come riserva della biosfera nazionale e

transfrontaliera con la Francia; la natura è protetta da due parchi naturali: il parco regionale del

Monviso e quello del Queyras in territorio francese ed è caratterizzato da una grande varietà di

ecosistemi in diverse condizioni climatiche (il territorio va dai 450 ai 3841 metri sul livello del mare), tra cui si segnala l’ area del Monte Viso dalle ardite pareti rocciose, il bosco dell’Alevè

popolato principalmente dal Pinus cembra e il bacino del Fiume Po, che ha origine a Pian del Re (2020 metri) e scorre attraverso l’intera area centrale della riserva della biosfera; di grande suggestione i laghetti cristallini di alta quota e gli specchi d’acqua della valle del Po, le praterie alpine, il Buco di Viso, storica galleria lunga circa settantacinque metri interamente scavata nella roccia che collega l’Italia con la Francia, i vasti spazi del Queyras francese, gli animali che

troveremo sul percorso: stambecchi, camosci, aquile, marmotte.

Percorrendo l’anello del Monviso si trovano vari rifugi alpini che ci raccontano la storia dell’alpinismo e consentono agli escursionisti di “perdersi” davanti a straordinari orizzonti e a memorabili albe.

Info al seguente link


Il sentiero del viandante

Un cammino sulle sponde del lago di Como

da Lecco a Colico

22-25 aprile

 

Il Sentiero del Viandante è un’antica via di comunicazione che si dipana sulla sponda orientale del lago di Como tra Lecco e la Valtellina che passa per borghi meravigliosi di mezza costa in un paesaggio naturale indimenticabile; su questa felice sponda, più che altrove si cammina per contemplare i luoghi di manzoniana memoria. E’ un sentiero per tutti, un balcone panoramico sul lago che sorprende di continuo per le singolarità geologiche e botaniche, gli edifici religiosi e storici, i luoghi dell’immaginario popolare, i ritagli di campi, casali, vigne e oliveti che compongono un quadro celebrato da sempre da scrittori e viaggiatori.

La mulattiera più volte interrotta, isolata, ridotta di importanza, non è mai scomparsa del tutto e si è mantenuta memoria fino a quando una ventina di anni fa lo storico Pietro Pensa, l’azienda di promozione turistica del Lecchese e la comunità montana del Lario orientale non l’hanno riportata in vita ed è divenuta un sorprendente itinerario di “qualità” recentemente certificato dal Touring Club e percorso da migliaia di escursionisti ogni anno.

Il percorso completo va da Lecco a San Martino in Val Masino ma la parte del lago che si conclude a Colico è lunga circa 45 km ed è questa che percorreremo in 3 tappe. Si attraversano tra i comuni più iconici del lago come Abbadia Lariana, Mandello del Lario, Lierna, Varenna, Perledo, Bellano, Dervio, alla scoperta di torri medievali, antichi setifici, castelli; si attraversano torrenti che scorrono all’ombra di antichi mulini, si ammirano panorami ampi che spaziano dalla punta di Bellagio a Menaggio e fino alle montagne che fanno da confine con la Svizzera.

 

Lungo tutto il sentiero del Viandante avremo come compagno di viaggio il Lario che nell’etimo della lingua etrusca pare significasse “principe”. Il lago di Como è uno di quei luoghi celebrati e ammirati da sempre e il geografo tedesco Johan George Kohl ha scritto: “il lago di Como non deve mancare in Paradiso, essendo impossibile che al mondo esista un lago che lo avanzi in bellezze naturali”. Estasi romantica ed evocazioni continue di scrittori, poeti e pittori che sono servite a far conoscere il lago in tutto il mondo e noi andremo a ricercare al ritmo dei nostri passi quell’armonia che deriva dalla combinazione della natura e dell’attività dell’uomo che ha plasmato questo paesaggio i cui particolari si sono sovrapposti nel tempo ma mai cancellati o disturbati vicendevolmente fino all’arrivo dei tempi attuali quando il nastro di asfalto lungo il lago ha interrotto la delicatezza e la proporzione di questo paesaggio col quale dialoga malamente e lo noteremo…

 

 

Le nostre tappe del sentiero del Viandante

   1a Tappa: da Lecco a Lierna

    2a Tappa: da Lierna a Dervio.

    3a Tappa: da Dervio a Colico.

 

Caratteristiche tecniche del percorso:

Percorso adatto a tutti lungo sentieri, mulattiere selciate o gradonate, qualche tratto di strada asfaltata.

La lunghezza totale del percorso è di 45 km e il dislivello complessivo di 1400m.

Non ci sono difficoltà di sorta se non qualche tratto dove bisogna prestare un po' più di attenzione in alcuni passaggi e altri per il dislivello da affrontare concentrato in brevi tratti; per il resto è un itinerario a mezza costa che si abbassa in corrispondenza di alcune conche vallive o dei centri abitati per poi riguadagnarla. Tra un centro abitato e l’altro non c’è mai più di un’ora di cammino e questo ci consentirà di approvvigionarci facilmente sia di cibo che di acqua.

 

Come arrivare:

Il punto di partenza può essere raggiunto in treno con la linea Milano Sondrio Tirano.

Riporto di seguito alcune ipotesi di viaggio facendo riferimento alla provenienza più frequente dei partecipanti ai miei tour:

In auto da Cecina 4 ore e 10’

In treno con due cambi a Firenze e a Milano 5 ore e 10 minuti

Da Firenze 6.55 arrivo a Lecco alle 10

Da Cecina partendo alle 7.48 arrivo a Lecco alle 13

 

Passaporto del Viandante

Nell’ambito del progetto delle Vie del Viandante è stato realizzato un “Passaporto del Viandante”, che dà diritto ad agevolazioni, indicate sul sito ufficiale e che noi ci procureremo prima di lasciare Lecco.

 

22 aprile: Lecco e dintorni

Arriveremo a Lecco in mattinata o in giornata secondo l’orario che troverete più comodo

Lecco è una città caratterizzata da una minuta edilizia borghese ottocentesca derivante dalla sua storia legata al ferro, all’industria, alla meccanica inserita in un contesto naturale unico fatto di acqua e di roccia.

Tra i monumenti e i musei principali  della città visiteremo il campanile della basilica di San Nicolò eretto su un torrione del Cinquecento, facente parte delle mura del borgo fortificato di Lecco in epoca medievale.

Il ponte Azzone Visconti che ha più di 700 anni e che mettete in collegamento le due sponde dell’Adda e che ci consente di raggiungere Pescarenico, Il borgo di pescatori descritto nei Promessi Sposi merita davvero di essere scoperto camminando nei suoi vicoli per il suo fascino intramontabile

la piazza XX settembre ha un aspetto caratteristico con palazzetti e portici mercantili e su un angolo la torre viscontea dello scomparso castello.

Volendo possiamo percorrere la ciclabile lungo l’Adda fino ad Olginate e Calolzio

E tempo permettendo potremmo percorrere il Sentiero per la cappelletta di San Martino per vedere Lecco dall’alto. Cena e pernottamento a Lecco.

 

 

23 aprile: Prima tappa del Sentiero del Viandante Lecco-Lierna

17,5 km, 490 m+ e 470m- dislivello e 5 ore e mezzo di cammino

L’itinerario parte da Lecco, attraversa la città e arriva ai piedi delle incombenti pareti dei Pizzetti da dove ha inizio il percorso del viandante che in questo tratto attraversa una costiera alta e dirupata, aspra e sassosa, l’unica del percorso in continui saliscendi con scorci incantevoli sul lago e sui pinnacoli, ciclopici massi nel bosco. Arrivati ad Abbadia Lariana potremo visitare il museo setificio

Monti che rievoca la storia industriale del lago; essa offre scorci incantevoli sul lago e viste sui pinnacoli, ciclopici massi nel bosco.

Sul percorso diversi borghi e chiese: Borbino con le case tutte arroccate le une alle altre, la chiesa di San Giorgio a Mandello che contiene un tesoro inimmaginabile di affreschi del XV secolo,  a Maggiana troviamo la Torre del Barbarossa al cui interno sui 5 piani è allestito un museo del territorio, in cima una bella terrazza panoramica; Rongio con la chiesa di San Giacomo e nella piazzetta quella di Sant’Antonio di Padova. Proseguiamo attraversando il letto del fiume Meria, che proprio in questo punto scava un suggestivo passaggio sotto la roccia. Risaliamo fino alla frazione di Sonvico e poi di Olcio da dove si gode di una notevole vista sul lago. Prima di raggiungere la stazione di Lierna visiteremo questo bel centro che si protende nel lago con gli edifici che creano una serie di vicoli in cui si respira un’atmosfera d’altri tempi. Sulla spiaggia del lago si trovano anche gli attrezzi per la pesca dell’Agone.

Rientro in treno a Lecco, cena e pernottamento

 

24 aprile: seconda tappa da Lierna a Varenna a Dervio

22, 2 km 1010m di dislivello, circa 8 ore di cammino

Per la parte del percorso iniziale da Lierna a Varenna esistono due varianti, io ho scelto quella bassa un po' meno impegnativa per il dislivello. Dal castello di Lierna saliremo a Ronco con una scalinata e proseguiremo su sentiero fino a Coria, ci inoltreremo nell’impervia  Valle Vacchera  da dove gli alpigiani facevano rotolare a lago i tronchi tagliati lungo dei canaloni;  quindi proseguiremo in costa fino ad arrivare alle sorgenti del Fiumelatte il brevissimo corso d’acqua di soli 250m citato da Leonardo; da qui con una ripida mulattiera arriveremo a Varenna romantico centro turistico che ha mantenuto il suo aspetto originale di borgo lacustre  e che nel XIX secolo ha visto il proliferare di magnifiche ville con giardini per l’invidiabile posizione ed il clima. Risaliremo al  borgo di Vezio,  attraverseremo il fiume Esino ed il mulino del Crott; passeremo da Rogolo, Tondello  Perledo , aggireremo dall’alto Gittana e proseguiremo verso Fabbrica; in questa zona si trovano i resti dell’impianto termale e della funicolare che dal lago portava a Regoledo.  Da qui il sentiero scende verso Bellano chiamato anche il paese degli artisti, di cui il figlio più recente è Andrea Vitali. Il centro storico di Bellano è isolato nella parte nord tra il torrente Pioverna e la montagna ed è tutto un insieme armonico di passaggi voltati, case e cortili; era nel medioevo dimora di villeggiatura del vescovo di Milano e da questo ne derivarono una splendida parrocchiale e tanto prestigio. Nell’800 vi nacque un cotonificio con oltre 1000 operai. Oggi resta un reperto industriale che possiamo vedere dal sentiero. A Bellano visiteremo anche il pittoresco orrido formato dal fiume Pioverne al quale sono legate numerose leggende. Lasciata Bellano raggiungeremo Oro e Dervio con notevoli monumenti da visitare. Cena e pernottamento a Dervio

 

25 aprile: 3a Tappa da Dervio a Colico e abbazia di Piona

13, 7 km, 530m+ e 540m- di dislivello 4 ore di cammino

Ripartiamo dalla Stazione di Dervio e ci dirigiamo in alto verso il castello; lasciate le ultime case proseguiamo sul sentiero nel bosco fino allo splendido borgo sul lago di Corenno Plinio, con un magnifico castello recinto; ci soffermeremo a guardare le tre arche funerarie della famiglia Andreani  di notevole fattura fuori dalla parrocchiale; il borgo successivo che viteremo è Mandonico, piccolo nucleo caratteristico di case in pietra che commuove per il silenzio e la bellezza. Non ci abita più nessuno dagli inizi del ‘900. Rientriamo nel bosco, con un andamento pianeggiante superiamo un crotto e alcune altre baite, poi le pendenze iniziano a farsi leggermente più ripide fino ad arrivare alla chiesa di San Rocco collocata in una splendida posizione panoramica. Ci riaddentriamo nel bosco ed arriviamo a Perdonasco, . Sparese e Posallo dove il Sentiero del Viandante si sovrappone per l’ultimo tratto alla Dorsale Orobica Lecchese. Colico è la nostra meta finale, connette la provincia di Lecco e la Valtellina, ma anche la costa est con la costa ovest del lago ed è il punto in cui il fiume Adda entra nel Lago di Como. Per la sua posizione Colico ha subito numerose dominazioni ed è diventata un’area perfetta per il controllo del territorio; possiede diverse fortificazioni: Il Forte Montecchio Nord, una struttura che si può considerare moderna, venne completato alla fine del 1914 e rappresenta la più tecnologica istallazione italiana della Prima Guerra Mondiale e  Il Forte di Fuentes sorge sul Montecchio Est, nel Pian di Spagna. Fu costruito tra il 1601 e il 1605.

Abbazia di Piona Posta su una penisola che si allunga sulle calme acque del Lago di Como, l’Abbazia di Piona offre una delle più belle viste panoramiche sull’Alto Lago di Como. Essa ha un fascino misterioso e passeggiando tra le mura e gli orti, ancora coltivati dai monaci che vivono in questo luogo meraviglioso, si può ammirare un panorama mozzafiato, respirando un’atmosfera di calma e pace, ideale per placare le anime inquiete.

Recupero dei bagagli e rientro in treno a Lecco.

il seguito del programma a questo link

 


LA VIA VANDELLI DAL PALAZZO DUCALE DI MODENA A QUELLO DI MASSA

Prima parte da MODENA A SAN PELLEGRINO IN ALPE

1-4 giugno 2023

 

La prima delle strade moderne, costruita tra il 1739 e il 1751 da Domenica Valdelli su idea di Francesco III d’Este, duca di Modena che voleva realizzare una via completamente lastricata per collegare la capitale del ducato Modena col mar Tirreno a Massa: il Frignano, la Garfagnana e le Alpi Apuane.  Sette tappe, tre palazzi ducali, innumerevoli torri, chiese, campagne, foreste e boschi silenziosi, calanchi, valli inospitali,borghi e panorami vastissimi dal crinale tosco-emiliano alle Alpi Apuane: tutto questo in poco più di 170 km da Modena per 5.400 m di dislivello.

La caratteristica unica del cammino è di svilupparsi per la maggior parte esattamente sopra alla strada ducale o negli immediati dintorni. Sono state individuate dal progettista del cammino deviazioni dal percorso originale se c’erano situazioni di eccessivo traffico veicolare o impossibili passaggi dovuti alle proprietà private, consentendo a volte di raggiungere punti di interesse non lontani dal tracciato originale. Ovviamente si vuole rispettare l’idea di rimanere il più fedeli possibile al percorso originale perché il percorso sia più significativo e memorabile. Come dice il suo ideatore moderno “ la via è una” poi siamo liberi di camminare dove e come vogliamo.

Sicuramente percorrere la via Vandelli è un’impresa sia per la lunghezza del percorso che per i dislivelli, lo è stata in passato per i tanti che l’hanno percorso ed oggi lo è per noi camminanti. Il percorso presenta soluzioni ingegneristiche e logistiche uniche: tornanti, canalette di scolo, osterie, stazioni di posta, sbancamenti, muri a secco, filari di querce tuttora visibili sul cammino e molto altro di cui avremo modo di godere dalla partenza alla nostra meta intermedia a San Pellegrino in Alpe.

Tengo a precisare che il percorso è impegnativo sia per la lunghezza delle tappe che per i dislivelli da affrontare; farla in due parti può aiutarci nell’impresa. I primi chilometri del cammino si effettuano in pianura. Il resto del percorso è principalmente in montagna, spesso nei boschi; più di un quarto della Via Vandelli si sviluppa oltre i 1.000 m di quota, con due passi oltre i 1.600 m

Le nostre tappe

1 Modena Puianello 27,2
2 Puianello
Pavullo nel Frignano 24,4
3 Pavullo nel Frignano
La Santona 25

4 La Santona San Pellegrino in Alpe 25,8

 

Quelle per la prossima volta…

5 San Pellegrino in Alpe Poggio 25,8
6 Poggio
Campaniletti 18,3
7 Campaniletti
Massa 18,3
7Var Massa
mare 6,3


 

Il passaporto della Via Vandelli

Anche la Via Vandelli ha un documento che accompagna l’escursionista durante il cammino, che si chiama passaporto del Viandante. Si tratta di un piccolo pieghevole che si può scaricare liberamente dal sito www.viavandelli.com e stampare in autonomia.

 

Le tappe in dettaglio

Credo sarà bene trovarsi a Modena la sera del giorno prima, diversamente chi vorrà arrivare a Modena direttamente il primo giorno potrà farlo considerando la partenza alle 8.00 del mattino del primo giugno. Opzionale il pernottamento a Modena del 31 maggio.

Attenzione! Ho riportato la lunghezza delle tappe come da descrizione originale, non tenendo conto delle variazioni in più o in meno dovute al raggiungimento del luogo del pernotto. Si consiglia elasticità fisica e mentale!

 

1 giugno: Dal Palazzo Ducale di Modena (30m slm) a Puianello (410m slm),

27,2 km, dislivello 410m+ e 10m-, asfalto 40% (principalmente ciclabili) + sterrato 60%

La prima tappa della Via Vandelli, con partenza da Modena, inizia proprio dal Palazzo Ducale Estense in Piazza Roma. Una volta attraversato il centro storico di Modena passando per Piazza Grande, Duomo e la Torre Ghirlandina si raggiunge l’imbocco della ciclabile Modena - Vignola per poi deviare per il percorso natura del Tiepido che condurrà fino a per Torre Maina. Infine, si sale sulle prime colline modenesi fino a raggiungere il Santuario di Puianello, che rappresenta la fine di questa tappa.

 

2 giugno: Da Puianello (410m slm) a Pavullo(700m slm)

25,1km, D+ 850m, D- 615m, asfalto 56% (piccole strade comunali), sterrato 44%

Continua l’attraversamento delle prime colline modenesi, tra vulcani di fango, calanchi e panorami sulle valli del Tiepido e del Panaro. In questa tappa, la Via Vandelli del 1739 in partenza da Modena si ricongiunge con la Via Vandelli del 1751 che parte dal Palazzo Ducale di Sassuolo passando per Serramazzoni per concludere la tappa al Palazzo e al Parco Ducale di Pavullo.

 

3 giugno: Da Pavullo (700m slm) a La Santona (1200m slm)

24.9km, D+ 975m, D- 490m, 40% asfalto (ciclabile + strade comunali) , 60% sterrato e sentiero

Dal centro di Pavullo parte la terza tappa con il selciato originale della Vandelli sempre più visibile, prepotente, duro, pietre grigie posate a secco.  Presto la strada passa in un bosco ombreggiato e poi in un tratto larghissimo dove potevano incrociarsi anche due carrozze. Poco dopo il cippo dedicato al partigiano Celeste Guido Boni, caduto nel 1944. Una enorme piazzola di sosta ospitava uno dei primi autogrill della storia, al suo interno anche la stanza del duca. Si toccano luoghi storicamente molto importanti come il Castello di Montecuccolo, il borgo medievale di Monzone; si percorrono vie panoramiche e sentieri che conducono a luoghi molto antichi come il Ponte d’Ercole o Ponte del Diavolo, per poi attraversare Lama Mocogno e raggiungere infine La Santona.

 

Quarta tappa: La Santona (1160m slm) a San Pellegrino (1500m slm)

25.8km, D+ 870m, D- 515m; asfalto 15% (piccole strade comunali), sterrato 85% (fondo originale lastricato + sterrato + sentiero

La quarta tappa si immette immediatamente nel percorso originale progettato da Domenico Vandelli che si seguirà fino a raggiungere San Pellegrino in Alpe. I punti importanti da non perdere lungo il percorso sono le cosiddette “capanne celtiche”, con la caratteristica copertura pensata per favorire lo scioglimento delle nevi, sono un unicum in Italia, un’esclusiva del Frignano. Una lapide in onore di Domenico Vandelli si ritrova in località La Fabbrica (Pievepelago), dove sorgeva una delle stazioni più importanti del percorso anche per la ricchezza di acqua. Il passo del Lagadello è il punto più alto della Via Vandelli a 1620 mt di altezza che marca il confine tra Emilia Romagna e Toscana.

 


LA VIA ELLENICA DA BRINDISI AD ALBEROBELLO

Passando per Serranova, Carovigno, Ostuni, Cisternino, Locorotondo

Dal 4 al 10 aprile 2023

 

“Apulia, cujus metropolis est Brundiston, per istam navigatur in terram sanctam” recita la didascalia del mappamondo di Hyggeden del 1360, a testimonianza della millenaria importanza di questa città come principale porto d’imbarco verso l’Oriente e la Terra Santa. Alla Porta d’Oriente i pellegrini giungevano attraverso la Via Appia-Traiana che proprio a Brindisi si concludeva. Dalla colonna terminale della Regina Viarum ha inizio la via Ellenica, uno dei sei percorsi del Cammino Materano. Si sviluppa per 290 Km da Brindisi a Matera in quindici tappe. Un itinerario d’entroterra che collega ben due siti Patrimonio Unesco: Alberobello, Capitale dei trulli e Matera, la Città dei sassi.

Il cammino per noi avrà inizio a Brindisi e si concluderà ad Alberobello, un totale di 5 tappe e 110 km per questa prima parte nella terra degli ulivi; la seconda dalla barocca Martina Franca a Matera da percorrere quanto prima in un paesaggio completamente diverso tra gravine e canyon.

La Via Ellenica nel tratto tra Brindisi e Alberobello è la “terra degli olivi”, delle piante secolari, contorte o attorcigliate dal vento; della terra rossa e fertile rivestita da coltivazioni di ogni genere; gli annessi agricoli, le masserie, i trulli che sono ovunque in questa campagna sono collegati da un reticolo di strade campestri dove un percorso scelto sai già che ne taglia fuori altri, bellissimi tanto quanto quello che stai seguendo.

Inizieremo il percorso da Brindisi, attraversando in barca il golfo che divide in due la città e costeggiando il mare che passa dalle meravigliose riserve naturali di Punta Penne e Torre Guaceto per inoltrarsi poi nella pianura costellata di olivi che non ci lascerà più fino al nostro arrivo ad Alberobello.

Cammineremo insieme a giganteschi, colonnari, monumentali piante di olivo, a volte sdraiate dal vento con le storie incise nei tronchi e l’immaginazione che galoppa davanti alle loro stranissime forme; cammineremo tra trulli di ogni fattezza e dimensione, che iniziano a far parte del paesaggio da Carovigno in poi. La Val d’Itria è caratterizzata da queste costruzioni e dai muretti a secco sapientemente conservati che delimitano strade e terreni.

E se già il paesaggio, le chiese rupestri e i santuari potrebbero essere sufficienti a giustificare il viaggio, figuriamoci cosa accade quando mettiamo piede nei centri abitati turisticamente noti come Ostuni, Cisternino, Locorotondo, Alberobello ed altri meno conosciuti come lo stupefacente

Carovigno:  centri storici che sono dei gioielli per ricchezza di monumenti e per la maestria con cui gli abitanti creano decori e arricchiscono ogni nostro passo di scoperta per le vie.

Essere in primavera a fare questo cammino evoca il percorso da Bari ad Altamura che abbiamo fatto nel 2018 dove l’esplosione delle fioriture spontanee, del tutto inaspettato ci ha lasciato senza fiato, incantati per la variabilità del percorso e per l’armonia del tutto.

 

 

Inoltre siamo nella settimana di Pasqua e anche di questo ci ricordiamo bene: poter cogliere le atmosfere, le luci, partecipare anche marginalmente alle celebrazioni pasquali nel sud ha un che di iconico, il coinvolgimento è forte e sentito e trasmesso.

Credo non possa non trapelare il mio entusiasmo; ho fatto questo percorso in inverno, e già sotto gli olivi c’era un manto di calendule e acetoselle, tappeti di finocchi e cavoli e cime di rapa…la luce invernale era straordinaria ed le scie dei tramonti colorati dietro gli scheletri dei fragni e la sagoma dei trulli, meravigliosi. Ogni volta penso che terra fortunata sia la Puglia e fortunata anche io per avere l’opportunità di scoprirla con i cammini e con voi.

 

maggiori info a questo link


Il versante grossetano dell’Amiata: Santa Fiora

torre Giurisdavidica del Monte Labbro

Arcidosso Castel del Piano

Montegiovi e Seggiano

25 - 26 (27) marzo 2022

 

 

Splendidi panorami e natura strabordante sul versante grossetano dell'Amiata, dove avremo la possibilità di conoscere borghi più o meno grandi vocati all’accoglienza, cura degli ambienti e ricchezza di opere d’arte inaspettata. Accanto al Monte Amiata si scorge da tutta la Maremma il profilo aguzzo del Monte Labbro, sulla vetta a 1193m di altezza in un luogo aspro e singolare spicca la sagoma della torre di David costruita sulle rocce calcaree della cima, fra pascoli e pietraie. L’ambiente spoglio e quasi lunare trasmette un senso di mistica solitudine e astrazione dal mondo.

 

 

Giorno 1: anello Santa Fiora Bagnolo

17 km 400m di dislivello

 

In questa giornata dobbiamo dare il giusto spazio alla visita del centro storico di Santa Fiora.  Appena arrivati nella parte del Castello di Santa Fiora, ad attirare l’attenzione è l’imponente Palazzo del Conte degli Sforza Cesarini oggi sede del Comune. All’interno del Palazzo è ospitato il Museo delle miniere del Monte Amiata, dedicato alla storia e alle tecniche di estrazione del mercurio che hanno fortemente caratterizzato questa zona tra l’Ottocento e il Novecento. Dal palazzo si arriva nella piazza del paese e poi lungo via Carolina si arriva alla chiesa del Suffragio e alla Pieve più importante del paese dedicata alle Sante Flora e Lucilla dell’anno 1000, riedificata nel 1200 e ampliata nel 1792. All’interno c’è una splendida collezione di terrecotte robbiane. Nel terziere del Borgo troviamo la Chiesa di Sant’Agostino e il Convento delle Cappuccine, fondato nel 1601 e chiuso nel 1991, legato al culto del Crocifisso Miracoloso e alla Processione dei Tronchi. Nel terziere di Montecatino si trova la Peschiera, un suggestivo laghetto che raccoglie le acque della Fiora nei cui pressi c’è la piccola Chiesa della Madonna della Neve nota “della Pescina, ricca di affreschi attribuiti a Francesco Nasini con la particolarità di un pavimento in vetro attraverso cui si può ammirare la sorgente del Fiora, che sgorga appena sotto il livello di calpestio. Vicino alla Peschiera si trova la Galleria delle Sorgenti del Fiume Fiora che hanno sempre colpito e affascinato, indistintamente, tutti i personaggi che hanno visitato Santa Fiora.

Sul percorso troveremo la frazione di Bagnolo, chiamato il paese delle sette fonti, le cui acque un tempo venivano utilizzate per lavare i panni e abbeverare gli animali da soma e, in mancanza di acqua corrente nelle case, per dare da bere a tutta la popolazione.

 

Giorno 2  Arcidosso Monte Labbro e Torre Giurisdavidica Montelaterone Castel del Piano

22km e 740m di dislivello

 

Partiamo da Arcidosso per il nostro percorso che attraversando la riserva naturale del Monte Labbro ci porta sulla vetta dove sorge l’eremo di David Lazzaretti, il cosiddetto “profeta dell’Amiata”, centro della comunità giurisdavidica che egli stesso fondò a metà ‘800, prima di venire ucciso da un gruppo di militari all’ingresso di Arcidosso, durante una processione.

Il percorso è estremamente panoramico e si sviluppa su strade sterrate senza particolari difficoltà anche se il dislivello da fare è discreto. Da qui scenderemo attraverso il parco faunistico dell’Amiata fino a  Zancona per poi dirigerci verso Montelaterone un luogo assolutamente da scoprire e di per sé merita una bella passeggiata perdendosi per le strette vie, per la maggior parte in salita che conducono al punto più alto che è rappresentato dai ruderi dell’antico Cassero; scopriremo angoli inediti e panorami mozzafiato. All’interno del borgo è possibile trovare la Cappella delle Schiacciaie con all’interno preziosi affreschi quattrocenteschi e la chiesa della Misericordia con affreschi del Nasini. Da via Petri si giunge alla chiesa di San Clemente, del XIII secolo con all’interno opere di varie attribuzioni.

 

 

Giorno 3 Escursione ad anello nella conca d’oro tra Seggiano, Montegiovi, castello di Potentino, Valle dell’Ente e del Vivo

18 km 520m dislivello + e -

 

Un trekking per conoscere una vallata bella e poco conosciuta della Maremma attraverso un sentiero panoramico che parte dal suggestivo borgo di Montegiovi che ci consente di addentrarci nella valle scavata dai torrenti Ente e Vivo. Visiteremo il famoso punto di confluenza in cui i due torrenti si incontrano creando il famoso canyon dove le rocce, scolpite nei secoli dal passaggio dell’acqua, circondano le vasche, e da qui risalendo il corso del torrente Vivo raggiungeremo il castello di Potentino e Seggiano. La vallata caratterizzata da oliveti della cultivar di Olivastra e dai vigneti della Docg Montecucco, da alberi da frutta, orti e soprattutto boschi di castagni.

 

 

2 giorni    25 - 26 Marzo     Quota di partecipazione in camera doppia  190 €

3 giorni    25 - 27 Marzo     Quota di partecipazione in camera doppia  290 €

 

maggiori info a questo link:


Il Gottardo dell’Umbria sull’ex ferrovia Spoleto - Norcia

Sant’Anatolia di Narco, Monte Coscerno,

Narni e gole del Nera

                                       3 - 5 marzo 2022

 

Nel 1926 venne inaugurata la linea ferroviaria che congiungeva la città di Spoleto a Norcia e che rappresentava in quei tempi un piccolo gioiello di ingegneria ferroviaria: lungo il percorso di poco più di 50 chilometri vennero costruite 19 gallerie, 24 ponti e viadotti di grande pregio architettonico, con tratti di linea elicoidali e pendenze fino al 4,5%. La ferrovia fu chiusa nel 1968 e, dopo molti anni di inutilizzo, nel luglio del 2014 sul tracciato della vecchia ferrovia è stato inaugurato un percorso ciclopedonale percorribile fino a Piedipaterno, che passa per borghi sospesi nel tempo e paesaggi meravigliosi dell’Appennino Umbro. Oltre Piedipaterno la ferrovia non è stata recuperata, inoltre a seguito del terremoto del 2016, diversi tratti della ferrovia sono stati danneggiati e chiusi.

Noi percorreremo il tratto da Spoleto a Sant’Anatolia di Narco e nei giorni successivi andremo a scoprire altre bellezze dell’Umbria, come il Monte Coscerno che è un balcone su Sibillini, Laga, Terminillo e Martani. Più a sud nella provincia di Terni andremo alla scoperta della misteriosa Narni e di un tratto incantevole del fiume Nera. Molti saranno poi ai borghi meno noti a contorno dei nostri percorsi: Ceselli, Ferentillo, Arrone, Casteldilago

 

Cosa vedremo:

ex ferrovia Spoleto Norcia nel tratto fino a Sant’Anatolia di Narco

Spoleto

Santa Anatolia di Narco

Castel San Felice

Scheggino

Piedipaterno

Gole della Nera

Narni

Gavelli

Monte Coscera

Ferentillo

Arrone

 

Giorno 1: ex ferrovia da Spoleto a Sant’Anatolia di Narco

Distanza 23,5 km; Dislivello +400m -440m, Difficoltà media

 

Ci ritroveremo a Spoleto verso le 10.00 del mattino e da lì partiremo per seguire il tracciato da Spoleto fino a Sant’Anatolia di Narco, attraversando colline, gole, gallerie, ponti e viadotti.

Diverse sono le gallerie ancora percorribili; quella della Caprareccia è al momento chiusa ma il viadotto del Cortaccione (più di 60 metri di altezza) il più alto del percorso offrirà vedute spettacolari. Si cammina tra i boschi con pendenze sempre minime fino al valico della Caprareccia, si raggiunge Castel San Felice, antico centro medievale famoso soprattutto per l’Abbazia dei Santi Felice e Mauro, che è tra i più suggestivi esempi di architettura romanica umbra. Da qui si inizia una

 

discesa di 7 km che tocca la chiesina di Madonna delle Scentelle e Grotti fino a Santa Anatolia di Narco. Nella descrizione di questa giornata non possiamo non descrivere i centri storici che attraverseremo.

 

Spoleto è tra le più affascinanti città d'arte dell'Umbria e simbolo della cultura internazionale Si estende sul colle Sant'Elia, ai piedi del bosco sacro di Monteluco. Straordinariamente ricca d'arte di ogni epoca che si può scoprire attraversando il suo centro storico. Accanto a evidenti influssi di epoca romana, mantiene intatta la struttura di epoca medievale. Alle più antiche origini di Spoleto appartengono l'Arco di Druso e Germanico, arco romano che introduceva al foro (sito attuale di piazza del Mercato) presso la chiesa romanica di Sant'Ansano, il teatro romano e la basilica di San Salvatore, un interessante monumento di origini paleocristiane (IV-V secolo), la duecentesca chiesa di San Gregorio Maggiore; ancora il ponte Romano (o Ponte Sanguinario) a tre arcate in blocchi di travertino e l'Anfiteatro del II sec. d.C. Il maggiore monumento cittadino è il Duomo. Eretto in forme romaniche nel XII secolo, ha subito interventi successivi con l'aggiunta di un portico di stile rinascimentale, sulla facciata è ornato da un grande mosaico bizantineggiante (1207). Dallo spazio antistante San Pietro, si gode un'ampia vista che abbraccia tutta Spoleto fino al possente ponte delle Torri alto 80 metri, con funzioni di acquedotto costruito sul finire del ‘300, che collega la alle pendici del monte che domina la cittadina.

 

Il piccolo borgo di Scheggino che si estende lungo le rive del fiume Nera, è sorto intorno a un castello ed è interamente percorso da un canale artificiale; nel borgo emergono il Palazzo Graziani, residenza padronale del XVIII secolo ed il Palazzo comunale insediato in un edificio singolare del XVII secolo.  Notevoli sono anche la chiesa di San Nicola del XIII secolo, che è stata interamente rifatta nel corso del ‘500 con pregevoli affreschi, in corrispondenza dell'abside attribuibile allo Spagna, e la chiesa di Santa Felicita, che pur essendo del pieno periodo romanico, stupisce per il suo stile primitivo che ne fece erroneamente attribuire la datazione al periodo longobardo. 

A poca distanza dal paese, attraversando la Porta Valcasana del XVI secolo si raggiunge un’area ricca di acque sorgive e di vegetazione acquatica: le splendide fonti di Valcasana che sono un esempio dello spettacolo che si può osservare in questa vallata di particolare bellezza

Sant’Anatolia di Narco sorge su un terrazzo fluviale che sovrasta la sottostante zona pianeggiante chiamata “le canapine”, a ricordo di quando la canapa era coltivata lungo le sponde del fiume Nera. La parte più antica del paese è rappresentata dal castello medievale che, secondo le fonti storiche, venne fondato nel 1198 in seguito alla distruzione del castello di Narco, di cui resta memoria nei racconti di alcuni dei narcani, i quali affermano come “Sant’Anatolia vecchia stava lungo la strada che porta a Castel San Felice”. Dentro le mura, sulla piazza centrale, si può ammirare l'ex palazzo Comunale (XVI secolo), oggi sede del Museo della Canapa, e la chiesa parrocchiale di Sant'Anatolia.

 

Giorno 2: Il Monte Coscerno da Gavelli

Distanza 17 km, 603 m + e 620m-

 

Gavelli sorse lungo la via di transumanza che percorreva il Monte Coscerno: il borgo è stato reso famoso soprattutto dalla presenza di edifici religiosi con importanti cicli pittorici attribuiti anche a

Giovanni di Pietro detto Lo Spagna, che si possono ammirare nella chiesa di San Michele. A Gavelli vive stabilmente solo una persona, Adele, che apre le porte della bellissima e preziosa chiesa di San Michele sopravvissuta al tempo, ai terremoti, all’incuria, splende ancora come una perla. Una meraviglia imperdibile.

Il massiccio del Monte Coscerno domina con le sue imponenti balze tutta la zona ed è una bellissima terrazza panoramica su: Sibillini, Laga, Terminillo, Martani. Faremo questo percorso per la visuale a tutto tondo di cui godremo dalla cima e per l’incredibile bellezza degli alberi, faggete  con esemplari straordinari. L’area è ricca d’invasi, fossi, fontanili, per la raccolta d’acqua.

Da segnalare la presenza dell’aquila reale, del lupo e di numerose specie di farfalle rare e protette.

Giorno 3: Narni gole della Nera, Stifone, Ferentillo, Arrone

Distanza 21 km , 510m dislivello + e –

 

Acque color smeraldo, natura incontaminata e una ferrovia dismessa in uno degli angoli più segreti dell’Umbria. Partendo da Narni e dal ponte di Augusto il sentiero conduce alle Gole del Nera, un’oasi tra Narni e Stifone  che ha ispirato da sempre schiere di artisti sedotti da questo luogo di rara bellezza; con resti di rara che ci porta in circa 6 km alla piscina naturale delle Mole di Narni, un laghetto dalle acque color smeraldo. Lungo il cammino si trova l’abbazia benedettina del X secolo  di San Cassiano immersa nei boschi  ed il piccolo paese di Stifone che sembra uscito dalle fiabe, Stifone. Qui un tempo i romani costruivano le loro navi. I resti dell’antico cantiere navale romano si trovano lungo un canale artificiale. Il borgo è sovrastato dalla roccia su cui poggia il castello di Taizzano; la particolarità è data anche dal fatto che qui il fiume crea un’ansa e una misteriosa sorgente subacquea riversa nel suo alveo migliaia di litri d’acqua. Nessuno sa bene dove si trovino queste sorgenti. L’acqua ha una particolare concentrazione di minerali che gli fornisce un colore turchese intenso.

Piccola ma ricca di bellezze naturali e monumentali, Narni conserva un piccolo tesoro nascosto dai tradizionali circuiti turistici: il suo magnifico centro storico. La sua posizione, strategica nei secoli passati, ci conquisterà con la sua parte sotterranea: un insieme di ipogei scoperti nel 1979, quando sei giovani speleologi scoprirono una chiesa del XII secolo accessibile dal Complesso Conventuale di San Domenico. Si trovano affreschi tra i più antichi della città ma anche una cisterna romana ed una stanza in cui la Santa Inquisizione era solita... interrogare gli imputati. 

maggiori info a questo link:

 


Ai confini della Toscana, nel Senese che incanta

Tra Val d’Orcia e Val di Chiana

Lucciolabella, la Foce, faggeta di Pietraporciana, Castiglioncello sul Trinoro,

Sarteano, Monte Cetona, Chiusi

(17) - 18 – 19 febbraio

 

In alcuni luoghi si deve tornare… c’è da vedere un patrimonio infinito di bellezza e in questo trekking ci sarà da restare esterrefatti, parola appropriatissima che mi sento di usare con tranquillità quando ci muoviamo nel senese.

 

Siamo stati in queste zone di confine a maggio, rimasti estasiati da Montefollonico, Lucciolabella e dai giardini della Villa La Foce; abbiamo camminato nel territorio modellato ad arte dalla famiglia Origo.

Erano arrivati gli input per andare a vedere “altro” e così ritorniamo convinti dove eravamo rimasti per spingerci ancora più a sud. Dalla Foce raggiungeremo Castiglioncello sul Trinoro e Sarteano, inoltrandoci nella riserva di Pietraporciana, una faggeta secolare relitta; poi ci sposteremo verso Cetona e saliremo in vetta al Monte omonimo caratterizzato da cavità e anfratti abitati nella Preistoria e poi da santi ed eremiti e che oggi costituiscono il parco archeologico naturalistico del Monte Cetona.

Nel titolo il numero tra parentesi sta ad indicare che se ci sono persone interessate, il trekking potrebbe durare un giorno in più (io me lo augurerei); pertanto scegliete la formula che più vi aggrada, noi faremo il prezzo per due o tre notti. Nel giorno extra trekking tra Chiusi e il suo lago.

 

Cosa vedremo:

Chiusi e la città sotterranea

Lago di Chiusi

Sarteano

Cetona

Monte Cetona

Pietraporciana

Castiglioncello sul Trinoro

Riserva di Pietraporciana

La Foce

 

17 febbraio   Chiusi, Torre Beccati Questo, lago di Chiusi

14 km, 216m dislivello facile

 

Il “Chiaro” è il nome che aveva il lago di Chiusi, terra di confine tra il granducato e lo stato pontificio.

La zona del  lago di Chiusi è una delle poche aree umide dell’Italia centrale ed una riserva naturale; essa rappresenta ciò che rimane insieme al lago di Montepulciano dell’antica palude che un tempo occupava la valle; essendo il confine tra la Toscana e lo stato Pontificio, c’erano solo un paio di punti in cui poteva essere attraversato pagando un “dazio” e quei punti sono indicati dalle due torri che si fronteggiano: Beccati Questo e Beccati Quello.

L’itinerario parte dalla città di Chiusi e raggiunge il lago in località Sbarchino, si risale quindi tra le colline attraversando la località Poggio Gaiella, con importanti testimonianze etrusche, fino ad arrivare a Montevenere. Da qui, continuando fino a Giancorso, Poggio Renzo e Montebello, è tutto un susseguirsi di affacci e splendidi panorami, di cui potremo godere prima di ritornare a Chiusi.

Chiusi è una delle più importanti città dell'Impero Etrusco. Tante sono le storie sul re Porsenna, l’etrusco che fece tremare Roma. La leggenda narra del suo sarcofago contenuto all'interno di un carro d'oro trainato da 12 cavalli, e scortato da una gallina e da 5.000 pulcini...tutti fatti d'oro, ed il nascondimento di questo tesoro nel labirinto di tunnel della città sotterranea, dove non è stato ancora ritrovato. Queste storie alimentano il mistero su questa città potente e temibile, e sicuramente andremo a visitare la Chiusi sotterranea, costituita oggi da ciò che rimane delle canalizzazioni per la raccolta dell’acqua che gli etruschi avevano costruito e che i romani hanno in buona parte distrutto.

Di particolare interesse sono anche: la Cattedrale di S. Secondiano, una delle più antiche chiese toscane, la cattedrale di Chiusi e la Chiesa di San Francesco

 

18 febbraio : La Foce, Pietraporciana, Castiglioncello sul Trinoro, Sarteano

Km 15,5  450m dislivello,  facile

Il sentiero parte da Località La Foce e prosegue per la Strada di Chiarentana, direzione Castiglioncello sul Trinoro e Sarteano. In questo tratto il panorama spazia per tutta la Val d’Orcia ed il Monte Amiata. A metà percorso ci inoltreremo nel bosco per raggiungere il Podere di Pietraporciana, subito al di sotto della omonima Riserva Naturale con la sua bellissima faggeta.

La Riserva Naturale di Pietraporciana è stata istituita nel 1996 e raggiunge una quota massima di 847 metri sul livello del mare; la parte più bassa della Riserva coincide con il corso del torrente Astrone, ad una quota di 400 metri s.l.m. Dal punto di vista ambientale è notevole la faggeta con esemplari secolari e maestosi. La sua esposizione a nord, la sua presenza a quote più basse rispetto a quelle a cui dovrebbe trovarsi a queste latitudini, ne fanno una faggeta residuale di un bosco più esteso presente in epoche in cui il clima era più freddo dell’attuale. Da tempo la faggeta è protetta, non essendo più possibile dunque il taglio del bosco ceduo; gli alberi di grande fusto e quelli caduti formano a loro volta un ambiente ricco di varietà e forme di vita. Dal punto di vista geologico notevole è la parte sommitale della Riserva, costituita da placche di biocalcareniti, ovvero di un calcare originato da organismi viventi sul bordo di un mare pliocenico (Pliocene inferiore, dai 5 ai 3,5 milioni di anni fa); in queste placche sono anche scavate delle grotte ancora perfettamente transitabili senza l’ausilio di particolare attrezzatura.

La fortificazione medievale di Castiglioncello del Trinoro è una (ri)scoperta recentissima, grazie all'intervento di un imprenditore illuminato che, oltre a trasformare il piccolo borgo in un albergo diffuso, ha finanziato gli scavi e gli studi che hanno consentito la visione dei suoi ruderi. Si tratta dei resti di due torri di avvistamento, una porta monumentale con scalinata,  una cisterna ed il muro che cingeva l'area signorile, il tutto costruito in diverse fasi dall'XI al XIV secolo. La sua posizione dominante (774 metri di altezza) sulla Val d'Orcia ne fece un centro di controllo sull'asse viario che scorreva nel fondovalle. E pare che, sfruttando questa posizione strategica, Castiglioncello sia diventato sede di ladroni che derubavano chi percorreva quel tratto di strada e che il suo nome derivi proprio da Castrumtrium Latronum, cioè Castello dei tre Ladroni. Quello che oggi caratterizza la piccola frazione di Castiglioncello del Trinoro è lo spettacolare affaccio sulla Val d'Orcia che ne fa uno dei punti panoramici più suggestivi della Toscana meridionale.

Un paese insolito Sarteano, fino a poco tempo fa semi sconosciuto, adesso vivo e rigoglioso più che mai; è stato un centro strategico importante tra Val di Chiana e Val d’Orcia, sia da un punto di vista commerciale che militare; conteso da città come Siena, Firenze, Orvieto e Perugia. La prima cosa che salta all’occhio, appena si giunge a Sarteano, è sicuramente il castello costruito intorno all’anno mille e poi ristrutturato dai senesi nel quattrocento. Camminando tra vicoli caratteristici e palazzi nobiliari si arriva alla piazza principale che è uno scrigno di tesori. Nella chiesa di San Martino in Foro si trova l’Annunciazione di Beccafumi. Famosa la tomba della Quadriga infernale, il cui eccezionale rinvenimento nel 2003 ha fatto della necropoli una delle più importanti e significative scoperte in ambito etrusco degli ultimi decenni.

 

19 febbraio: Anello 1 del Monte Cetona da Fonte Vetriano

11 km, 470m dislivello media difficoltà

Si sale da Fonte Vetriana un borgo immerso nelle colline verdeggianti della Val d’Orcia. Situato a 750 m. di altitudine sulle pendici del Monte Cetona, è un borgo genuino abitato da famiglie radicate da secoli; su larga strada sterrata tra querce e poi faggi preparandosi ad un panorama sempre più ampio sull’Amiata, il Trasimeno, il lago di Chiusi. Si scende tra abeti, ornelli e aceri. Da questo lato si ha una bella vista su Radicofani, la Val di Chiana e il lago di Bolsena.

Anello 2  Cetona e dintorni, Convento di San Francesco, parco archeologico Balverde Cetona

6 km, dislivello 240m

 Da Cetona si raggiunge il convento di San Francesco, che si inserisce in una suggestiva cornice naturale: Nella chiesa si conserva una Madonna con bambino di Sano di Pietro ed una Madonna con bambino di Girolamo di Benvenuto. Da un paesaggio toscano si passa ad un ambiente montano aspro e selvaggio.  Si raggiunge Poggio Biancheto e si scende al parco archeologico dove si trova anche l’eremo di Santa Maria di Belverde. Da qui si ritorna a Cetona.

Cetona, raggruppata intorno ad un colle in Val di Chiana è caratterizzato da una perfetta disposizione del fortilizio medievale: in alto il piccolo fortilizio che contiene il mastio, una seconda cinta più in basso che poteva ospitare la popolazione in caso di assedio, una terza intorno al piede del colle che contiene il borgo.

La vasta piazza Garibaldi pare oggi un po' fuori scala rispetto al borgo medievale soprastante. Realizzata nel XVI sec., era pensata in epoca medicea come legame tra i diversi nuclei urbani, ma nel corso dei secoli ha perso le sue caratteristiche di invito scenografico. Rimane l’anima e il foro del paese, nonché punto di partenza per perlustrare i vicoli che salgono verso la rocca. Splendida la collegiata con un affresco attribuito alla bottega del Perugino e uno attribuito al Pinturicchio.

Il monte Cetona col suo parco archeologico e naturalistico possiede una stazione preistorica caratterizzata da cavità, cunicoli, interstizi indagata dal 1927 che ha portato alla luce reperti che si trovano nell’attiguo museo

Maggiori info  qui


LA VIA FRANCIGENA DEL SUD

Dall’Abbazia di Valvisciolo a Fondi

Dal 26 al 29 gennaio

 

Le Vie Francigene nel Sud uniscono l’Occidente all’Oriente, il cristianesimo al paganesimo, l’Età Antica al Medio Evo. Un itinerario trasversale, tra basolati romani ed antichi tratturi, templi pagani, imponenti cattedrali e santuari cristiani, dolci panorami collinari e aspri passaggi montani.

I pellegrini d'Europa percorrevano la Francigena per dirigersi a Roma e poi proseguire lungo la Via Appia, una straordinaria opera di ingegneria civile verso il porto di Brindisi ed imbarcarsi verso la Terrasanta. Nel nostro peregrinare di questi anni con molti di voi siamo arrivati a Roma percorrendo la Via Francigena della Toscana e del Lazio; a gennaio 2022 abbiamo percorso il tratto da Roma ai giardini di Ninfa nei pressi di Norma, ora ripartiamo dall’abbazia di Valvisciolo per arrivare a Fondi.

La Via Francigena è un itinerario ampio, un fascio di strade, un ventaglio di possibilità per muoversi dal Nord al Sud dell’Europa. Il percorso che è stato individuato come ufficiale cerca di toccare centri abitati e religiosi in qualche modo legati al pellegrinaggio, a volte le direttrici principali non sono “le più belle”, a tale proposito ci sono le varianti per pellegrini occasionali quali siamo noi che possono essere sfruttate per rendere il percorso più interessante e variegato. E’ questo il nostro intento.

Dobbiamo inoltre vivere la Via Francigena nel Sud come una possibilità di far vivere luoghi e persone che restano tagliati fuori dagli itinerari più turistici, lo sviluppo integrato del cammino è una nostra priorità: monumenti, tradizioni e attività gli elementi da valorizzare in un lungo percorso di consapevolezza.

 

Cosa vedremo sul percorso:

Abbazia di Valvisciolo

Sermoneta

Sezze

Priverno

Abbazia di Fossanova

Sonnino

Monumento nazionale di Campo Soriano

Terracina

Monte San Biagio

Abbazia di San Magno

Fondi

maggiori info a questo link

 


Il mare d’inverno….

 da Sestri Levante a Monterosso

9-10-11 Dicembre 2022

 

Nel nostro percorso di conoscenza della Liguria, partiti da Bocca di Magra siamo arrivati a Riomaggiore. Saltiamo il tratto delle 5 Terre per la sola ragione che credo quasi tutti gli escursionisti abbiano percorso questo tratto di costa e visitato i suoi borghi. Da ovest ad est stavolta partiremo da Sestri Levante per raggiungere Monterosso, una parte di costa un po' meno battuta dove mare e montagna si incontrano creando paesaggi spettacolari, non è affatto una novità in Liguria.

Percorreremo profumati e assolati sentieri godendoci luci e colori che solo in inverno si riescono a trovare; Visiteremo Levanto, Deiva, Moneglia, Framura, Bonassola, Sestri Levante, con magnifici scorci sulla Baia del Silenzio. Usufruiremo della comoda linea ferroviaria per fare rientro al nostro hotel a fine tappa.

Per chi conosce la Liguria lo schema che si ripeterà per tutte le cinque giornate sarà il medesimo: si parte dal mare a quota zero, si risale il promontorio successivo a quote variabili tra i 300 e i 500 metri per poi ridiscendere nuovamente al mare al paese successivo ... tutto ciò permette di attraversare una varietà di ambienti interessanti sia da un punto di vista naturalistico che per le coltivazioni presenti e di arricchirsi con la visita di borghi marinari molto interessanti

Punti di forza del trekking

•Sestri Levante  e la Baia del Silenzio

•Punta Manara

•Monte Castello

•Riva Trigoso

•Torre di Punta Baffe

• Monte Moneglia

•Monte Comunaglia

• Moneglia

•Deiva Marina

•Framura

•Salto della Lepre

•Bonassola

•Levanto

•Sant'Antonio Semaforo (Punta Mesco)

 •Monterosso a mare

RITROVO E PARTENZA IN AUTO: Il nostro hotel è a Sestri Levante e da qui ci muoveremo con il treno per raggiungere o rientrare dalle tappe giornaliere.

DIFFICOLTA’: Le escursioni saranno di livello intermedio. E’ quindi consigliato avere un minimo di abitudine ad escursioni con dislivelli di 600-700 metri. Si trovano sentieri, creuze, strade sterrate, scaloni di pietra, brevi tratti di asfalto nei paesi

 

 

N.B: Tutti gli itinerari saranno valutati di giorno in giorno in base al livello generale del gruppo e alle condizioni meteo e di sicurezza. Potranno quindi essere previste variazioni dell’ultima ora.

GRUPPO: Il numero massimo di partecipanti è di 15.

PROGRAMMA SINTETICO:

1° giorno – Venerdì 9 Dicembre Sestri Levante Punta Manara Riva Trigoso Moneglia

918m dislivello + e - 17 km

Da Sestri Levante in mattinata, dopo avere fatto scorta di focaccia e torte salate meravigliose visiteremo questa bellissima cittadina nota come la città dei due mari: una parte della cittadina si protende verso il mare su quella che un tempo era un’isola oggi collegata da uno stretto istmo alla parte più ampia dell’abitato; a destra e a sinistra la baia del silenzio e la baia delle favole. Da qui ci incammineremo verso Punta Manara, suggestivo affaccio sulla costa. Scenderemo nel paesino di Riva Trigoso e risaliremo fino alla panoramica Punta Baffe, continueremo quindi verso Punta Moneglia fino a raggiungere l’omonimo paesino. Rientro a Sestri Levante in treno, cena e pernottamento

 

2° giorno – Sabato 10 Dicembre Moneglia Deiva Framura Bonassola

950m dislivello + e - 18 km (da Framura a Bonassola c’è l’opzione percorso in galleria lungo la vecchia ferrovia che fa ridurre lunghezza e dislivello)

 

Moneglia, un tempo chiamata in latino “Monilia, gioiello prezioso per cagione dei fruttiferi e ameni colli” circostanti è diviso in due borghi (un tempo separati da un fiume), corrispondenti a due parrocchie, due campanili, due magnifiche chiese.

Dal centro storico di Moneglia si sale verso il panoramico abitato di Lemeglio per poi superare le pendici del monte Crocetta e scendere fino all’abitato di Deiva Marina. Ritornati sui sentieri e sulle strade sterrate arriveremo nei pressi dell’orto botanico di Punta degli Apicchi, per poi continuare in discesa fino a Framura, passeremo nei pressi del caratteristico Porto Pidocchio, prenderemo quindi il sentiero che sovrasta la spiaggia di Punta dei Marmi per poi immergerci nel bosco del rio Valle di Lame e arrivare a Bonassola.

 

3° giorno – Domenica 11 Dicembre Bonassola Levanto Monterosso

550m dislivello + e - 12 km (da Bonassola a Levanto c’è l’opzione percorso in galleria lungo la vecchia ferrovia che fa ridurre lunghezza e dislivello)

 

Da Bonassola ci si avvia verso Levanto scollinando tra le caratteristiche case del Valico di Scernio.  Levanto è una cittadina che conserva ancora un certo fascino anni ’50 ma che nasconde nel suo centro storico molte tracce della sua origine medievale nel Castello, nella chiesa di Sant’Andrea e nella piazza del Popolo. Da qui si segue il percorso per Punta Mesco che divide Levanto da Monterosso, magnifica realtà paesaggistica non senza aspetti curiosi: le cave di pietra abbandonate che creano un’atmosfera particolare, il vecchio semaforo, cioè il faro di origine militare che restò in funzione fino alla seconda guerra mondiale e la lapide che ricorda

gli esperimenti di Marconi. Dall’eremo di Sant’Antonio si gode di una vista incredibile su tutte le Cinque Terre; seguendo il sentiero panoramico in discesa si arriva a Monterosso che non ha bisogno di commenti. Rientro in treno a Sestri levante nel primo pomeriggio e ritorno a casa

 maggiori info a questo link


Il  Monte Amiata, Abbadia San Salvatore e Piancastagnaio

tra le faggete e i colori autunnali

12 e 13 novembre 2022

 

Un antico vulcano ormai spento si eleva nel sud della Toscana a dominio delle vallate e territori circostanti; dall’inconfondibile profilo, il Monte Amiata svetta con la cima che raggiunge i 1738 mt. Il trekking che faremo sarà un’immersione nella natura amiatina per godere a 360°degli splendidi panorami che offre dalle sue altitudini, delle innumerevoli sfumature di giallo, rosso e arancio, per annusare odore di funghi e di castagne percorrendo il sentiero del Monte Amiata che ne compie il periplo tra castagneti, abetine e suggestive faggete.

Visiteremo la splendida abbazia di San Salvatore che dà il nome al paese. Essa fu fondata nel 750 dal re longobardo Ratchis, nel luogo dove secondo la leggenda aveva visto apparirgli la Trinità sopra un abete bianco, una storia suggestiva che si può ammirare ancora oggi negli affreschi seicenteschi di Francesco Nasini dentro la chiesa. A stupire la cripta, con 32 colonne tutte diverse l'una dall'altra; infine non mancheremo di assaggiare un dolce che troveremo solo ad Abbadia: la Ricciolina, una torta di pastafrolla farcita con crema al cioccolato, nocciole e meringa, l'ideale per recuperare le energie dopo una giornata nei boschi.

Piancastagnaio: arroccato su un ripiano che domina la valle del Paglia e la Cassia, alle pendici del Monte Amiata.  Sorge, probabilmente nel X secolo, come villaggio agricolo fondato dagli abati dell’Abbazia di San Salvatore. Il borgo di forma circolare si sviluppa a ventaglio. Oggi le mura sono in gran parte scomparse, inglobate in abitazioni. Restano visibili, oltre alla Rocca, altre tre torri  (due semicircolari e una quadrata) e rimangono ancora ben conservate la Porta principale, a fianco della Rocca, e le altre tre porte: Porta Romana, Porticciola, Porta di Voltaia. Delle antiche costruzioni resta anche il palazzo pretorio situato in Piazza dell’Orologio. Numerose fonti puntellano l’abitato.

Noi sfrutteremo l’ospitalità di Abbadia San Salvatore, uno dei tanti piccoli gioielli medievali che caratterizzano questa montagna

 

Punti forti del trekking:

I colori dell’autunno per gli amanti della fotografia:  Percorrere le strade che salgono sui versanti della montagna è come fare un tuffo nei colori più intensi e affascinanti che questa stagione può offrire.

funghi castagne e prodotti vari del sottobosco

la vetta dell’Amiata

La torta “Ricciolina”, vero e proprio patrimonio culinario dell’Amiata, pastafrolla farcita di crema al cioccolato, nocciole e meringa

I borghi di Abbadia San Salvatore con la splendida abbazia medievalee

Piancastagnaio con la caratteristica rocca e tutto il centro storico

 

altre info a questo link


 

Napoli Procida e Ischia

Dalle suggestioni letterarie di Procida a quelle dei paesaggi della verde e lussureggiante Ischia ad un’immersione di colorato folclore nella bella Napoli

29 ottobre – 2 novembre

I campi Flegrei, per i greci, “i campi infuocati” derivano da una terra con le viscere turbolente, dalle quali fuoriescono sbuffi di vapore e acque termali; Ischia e Procida sono le isole partenopee da cui ci faremo ammaliare in questo nuovo viaggio autunnale alla scoperta delle isole italiane.

Tengo a sottolineare la scelta dell’hotel finalizzata a farci approfittare degli aspetti termali dell’isola

Ischia è inserita all’arcipelago delle isole Flegree; l’attività eruttiva si è protratta fino al 1302 e ha più volte raso al suolo interi paesi poi ricostruiti e ha determinato la straordinaria fertilità dell’isola che non a caso è detta la “verde”, lussureggiante come è di agrumeti, pinete, castagneti e vigneti.

Cammineremo in sentieri scavati nel tufo, tra ambienti contadini e una rigogliosa vegetazione, tra crateri vulcanici e e le presenze di un termalismo diffuso, viste panoramiche sul golfo di Napoli e curiosità e dettagli nascosti di un’isola sorprendente.

L’isola di Procida, dove la scrittrice Elsa Morante ambientò l’isola di Arturo, possiede alte e frastagliate scogliere che si alternano a calette sabbiose, frutto dell’affioramento di 4 crateri; anche qui la presenza di materiale lavico rende la vegetazione assai rigogliosa. L’antica Terra Murata, un centro fortificato di estrema bellezza e l’ineguagliabile borgo marinaro della Corricella sono solo due delle mete principali che visiteremo nella nostra giornata di escursioni sull’isola.

Concluderemo a Napoli di cui cercheremo di seguire le trame barocche in una città che tra il XVI e il XVII ha visto splendere ori e marmi in un linguaggio fastoso derivato dal gusto spagnolo. Saremo accompagnati da una guida locale.

 

 

Punti di forza del trekking:

 

  1. Procida: Il borgo della Corricella, la terra Murata, Palazzo D’Avalos, Abbazia di San Michele Arcangelo, Spiaggia del Postino, isolotto di Vivara
  2. Ischia: Ascesa al monte Epomeo, Il villaggio di Frassitelli con le case scavate nella roccia, il Castello Aragonese , i  Giardini La Mortella,  Il Borgo di Sant'Angelo, Forio, Il sentiero della Scarrupata, la spiaggia di Cartaromana, Casamicciola, ecc.
  3. la varietà di ambienti naturalisticamente rilevanti che vedremo sia in terraferma che nelle isole, i panorami che abbracciano le isole
  4. La piscina termale del nostro hotel e le altre manifestazioni termali dell’isola
  5. La visita di Napoli con trekking urbano

maggiori info a questo link

 


GRANDE TRAVERSATA ELBANA

La spina dorsale dell’isola

 dal 7 al 9 ottobre

 

La Grande Traversata Elbana è la spina dorsale che attraversa tutta l’isola, da est a ovest diramandosi poi a nord e a sud in prossimità del Monte Capanne.

Percorrendo questo magnifico sentiero possiamo conoscere tutti gli ambienti dell’isola, con cambi di vegetazione frequenti; le rocce variegate e variamente mineralizzate che hanno determinato da sempre la storia estrattiva dell’isola e parte del suo aspetto attuale sono il colorato substrato su cui ci muoveremo.

E’ un trekking grandioso che percorreremo in 3 giorni, seguendo l’itinerario classico fino a Procchio e scegliendo di raggiungere Pomonte; si svolge per lo più su crinale e, oltre ad offrire continui affacci su tutti i versanti dell’isola, il continente, le altre isole dell’arcipelago e la Corsica, permette di raggiungere i centri abitati dell’isola ed entrare in contatto con la realtà del posto.

Il trekking è valutato di difficoltà E, solo in brevi tratti EE. Verranno affrontate discrete pendenze e il fondo spesso costituito da roccia viva non è semplice da percorrere per cui è richiesto un buon allenamento; 58 km di percorso, in salita e in discesa oltre 2000m di dislivello; una bella soddisfazione oltre che un innegabile piacere; ci sarà la possibilità di fare il bagno in mare a fine tappa nei centri abitati in cui alloggeremo.

Foto del trekking che abbiamo effettuato a settembre 2020 a questo link:  foto GTE

 

7 ottobre: da Cavo a Porto Azzurro

Lunghezza: 20 km, Quota max: mt 514 slm., dislivello 920 m+ e 925m -    difficoltà impegnativo

Una tappa spettacolare perché si toccano molteplici vette, si cammina quasi sempre su crinale, si entra nella parte mineraria dell’isola.

Si parte da Cavo, dove arriveremo dopo una breve traversata da Piombino e ci incammineremo in direzione di Monte Grosso lungo un sentiero che ci rivela il Mausoleo Tonietti, un’inaspettata opera funeraria in stile liberty realizzata dall’architetto Coppedè.

Dal Monte Grosso dove si trova ancora ben conservato “Il Semaforo” con un panorama superbo sulla costa italiana ed il resto dell’isola. Scendiamo per poi salire ripidamente sul panoramico Monte Strega dalla cui vetta si possono osservare le miniere di ferro sottostanti.
La vetta più alta della giornata è Cima del Monte (516 m) da dove la vista spazia su tutta L’Elba Orientale, il castello del Volterraio e la baia di Portoferraio.
Le cime da dove approfittare di inaspettati panorami non sono finite e da Monte Castello potremo ammirare la valle del Monserrato con il suggestivo santuario spagnolo. Infine discesa tra vigneti e oliveti a Porto Azzurro dove concluderemo la prima tappa.

Sistemazione in albergo a Porto Azzurro, cena e pernottamento

 

8 ottobre: da Porto Azzurro a Procchio

Lunghezza: 20,56 Km, Quota max: 288 slm.,  Dislivello 624 m + e -   difficoltà media

Un percorso più scorrevole e tranquillo rispetto a quello del giorno precedente.

Dal nostro hotel arriveremo a Porto Azzurro sulla bella passeggiata Carmignani che contorna il carcere, da qui, dopo aver fatto i nostri acquisti, saliamo fino a Capo Galletti per poi scollinare nella valle del Buraccio caratterizzata da coltivazione di viti e olivi, scendiamo tutta la vallata e risaliamo fino quasi alla sommità del monte Orello da dove si gode di una bella vista sui golfi di Lacona e Stella e dove si trovano fortificazioni militari della seconda guerra mondiale.

Dopo la cava di Colle Reciso, imbocchiamo un’ampia ex strada militare immersa in una rigogliosa Macchia Mediterranea e giunti ad un quadrivio raggiungiamo il Colle di Procchio, ubicato nelle immediate vicinanze del paese omonimo. Sistemazione in albergo a Procchio, cena e pernottamento

 

9 ottobre: Da Procchio a Pomonte

Lunghezza: 17,5 km, quota max 834 mslm, dislivello 997m + e 976 m -    difficoltà impegnativo

Il tracciato si inerpica dalla Strada Provinciale fino a Monte Castello (226 m), dove si possono ammirare il panorama sul Golfo di Campo, le rovine di un’importante fortezza etrusca nascoste tra la vegetazione e una postazione militare della Seconda Guerra Mondiale.
La via, prima di innestarsi su una carrareccia, attraversa una zona in cui la vegetazione si sviluppa sopra il sentiero formando un “tunnel”. Si sale fino al Monte Perone; attraversata la strada provinciale il tracciato si innesta nel Santuario delle farfalle, con il quale coincide per circa 2 km.
Giunti al punto panoramico di Monte Maolo (749 m),  lo sguardo può spaziare a settentrione sulla costa nord occidentale dell’Elba e l’isola di Capraia, a meridione sul Golfo di Campo e le isole di Montecristo e Giglio m a est sull’Elba orientale.
A circa 1500 m da Monte Maolo la GTE giunge sotto i contrafforti del Monte Capanne dove si biforca in due rami: uno conduce a Patresi, l’altro a Pomonte, la nostra meta in circa 7 km. Seguiremo lo spettacolare crinale che divide l’ampia valle di Pomonte da Vallebuia dove non è raro incontrare esemplari di muflone.
La posizione panoramica fu sfruttata dai popoli antichi e sono stati trovati insediamenti dell’Età del Bronzo.
Sono inoltre presenti nei pressi del Colle della Grottaccia (645 m) e di Monte Orlano (549 m) alcuni caprili, testimonianza di una più recente frequentazione umana dedita alla pastorizia.
Tra i rilievi che caratterizzano il percorso a saliscendi vi sono anche Le Mure (629 m) e Monte Cenno (589 m).Tra magnifici terrazzamenti e bei vigneti, lungo un tratto molto suggestivo, si giunge a Pomonte.

Qui un bus privato ci porterà a Portoferraio.

Nave ne pomeriggio da Portoferraio e rientro a casa


L’ISOLA DAL CUORE DI GRANITO: IL GIGLIO

 2 e 3 OTTOBRE

 Non è un week end ma una domenica ed un lunedì che qualcuno potrebbe apprezzare, due giornate di trekking sull’isola dal cuore di granito, tra ultimi bagni estivi e profumo di mosto 

 

Se l’Elba ha il cuore di ferro, il Giglio ce l’ha di granito. L’isola è collocata di fronte al promontorio dell'Argentario e per la sua posizione geografica "strategica" ebbe una storia avventurosa e contesa. Già abitata all'Età della Pietra, poi dagli Etruschi che ne fecero pare un avamposto militare, fu sotto il dominio romano che ebbe il momento di maggiore splendore. Il suo nome deriva dalla latinizzazione del vocabolo greco “aigilion”, capra: isola delle capre, sulla quale prevale la macchia bassa mediterranea caratterizzata dal cisto e da altre essenze profumatissime. Non mancano specie rare ed endemiche del parco come il discoglosso sardo, sono frequenti gli incontri con i conigli selvatici e molti sono gli uccelli che qui si soffermano durante la migrazione autunnale. Non è raro inoltre avvistare i cetacei. Andremo alla scoperta della storia di quest’isola, del suo territorio, delle sue coste e spiagge al ritmo dei nostri passi, i fari a nord e a sud dell’isola e quello della Vaccareccia saranno i nostri punti di riferimento, percorrendo sentieri e vecchie mulattiere che gli abitanti usavano per spostarsi da una parte all’altra dell’isola. Numerose sono le vigne e della sua storia vinicola passata rimangono i caratteristici palmenti, piccole costruzioni rurali dette capannelli dai gigliesi ed utilizzati per la spremitura dell’uva. Oggi si possono trovare molti vini interessanti, di cui il più noto è l’Ansonoca. In una stagione estiva non ancora conclusa potremo concederci qualche bagno in mare e sentiremo il profumo del mosto che comincia a fermentare; il senso di quiete e di pace che ci avvolge ci conquisterà.

Link per vedere foto dei trekking passati sull’isola https://www.odiapiedi.com/galleria/arcipelago-toscano/

 

PROGRAMMA 

02/10/2022: Appuntamento a Porto Santo Stefano. Nave per Giglio Porto.  Giglio Porto – Giglio Castello – Faro delle Vaccarecce – Punta del Fenaio – Scopeto – Campese – Faraglione (5 ore di camminata – 11 km – dislivello +/-800 mt) 

Ritrovo a Porto Santo Stefano alle ore 08.00 e imbarco per Giglio Porto alle 08.30. Giglio Porto è la frazione più vivace e colorata dell'Isola del Giglio con le case disposte a ghiera davanti al mare. La trasparenza dell'acqua nel porto ci farà subito intuire la qualità del mare che circonda l'isola. L'antica torre di avvistamento, le botteghe colorate lungo la passeggiata, ed i locali con terrazza sul mare creano un’atmosfera calda e accogliente. 

Nella salita a Giglio Castello lungo un’affascinate e ben conservata mulattiera, ci godremo la frescura e i panorami prima di conquistare il castello che si trova sulla sommità dell'isola. Il borgo medievale ha una porta d'accesso, mura e torri d'avvistamento. All'interno delle mura l'atmosfera è surreale, le vie strettissime, gli archi, le scalinate e le piazzette, ci faranno fare un salto all'indietro nel tempo. Nella discesa verso Campese passeremo nei pressi del Faro delle Vaccarecce, raggiungeremo l’estremità nord dell’isola al faro del Fenaio e quindi sempre su mulattiere e tratturi scavati nel granito, incrociando conigli selvatici, qualche vigna e antichi palmenti, raggiungeremo Campese, il borgo marinaio con la spiaggia più estesa dell’isola. Non ancora sazi di bellezza seguendo un sentiero bellissimo tra l’azzurro del mare e il verde della macchia mediterranea, arriveremo al Faraglione, un picco roccioso caratteristico.

Rientro in hotel con bus di linea, cena e pernottamen

 

03/10/2022: Giglio Castello – Faro di Capel Rosso – spiaggia dell’Arenella  (6 ore di camminata,  13 km, dislivello +/-700m)

Partendo da Giglio Castello, il borgo fortificato a 400m slm seguendo un percorso molto panoramico con ampie vedute sull’isola stessa e su quelle che la circondano e la terraferma arriveremo alla punta del Capel Rosso nella parte più meridionale dell’isola. Questa zona rientra nel parco dell’Arcipelago Toscano ed anche quella più integra da un punto di vista naturalistico. Il nome del faro pare venga dalla presenza di muschi – coralli di colore rossastro che crescono sugli scogli e che sembrano capelli. Con una vertiginosa scala si può arrivare al mare, l’emozione che regala questo luogo è straordinaria, nelle giornate limpide e ventose si potrebbe rimanere sdraiati a lungo sui lastroni di granito ai piedi del faro. Nel percorso di rientro chiuderemo l’anello su Giglio Castello con possibile visita ad una cantina e raggiungeremo la piccola spiaggia dell’Arenella, un vero gioiello naturale per la posizione e la sabbia granitica dai riflessi dorati. Qui potremo fare un ultimo bagno prima di lasciare l’isola. Rientro a Giglio Porto e partenza in traghetto per Porto Santo Stefano alle ore 18.00.    Rientro da Porto S. Stefano previsto entro le ore 19.00. 

 

maggiori info a questo link:


 Bastia, la fisionomia di Capo Corso

e il sentiero dei Doganieri

 

15 al 18 settembre 2022

 

La Corsica è ribelle e affascinante, misteriosa e seducente.

Mare e montagna, cime montuose e baie profonde, calette incontaminate e alture ammantate di foreste, macchia mediterranea, laghi glaciali, stranezze geologiche e spiagge di sabbia fine. I villaggi corsi remoti, con vicoli stretti, le case di granito, le chiese, le cappelle in stili diversi sparse sul territorio, le città fortificate, le torri genovesi che punteggiano il litorale e le strade sinuose per raggiungere tutte queste bellezze.

Capo Corso è la regione dell’isola con il carattere più marcato, dai selvaggi scenari, quasi un’isola nell’isola. La lingua di terra rivestita di macchia mediterranea verde e odorosa lunga 40 km e larga 10, è davvero un mondo a parte ricco di sorprese.

 

Le torri genovesi, le marine, i porti di pesca, i paesini arroccati e les maisons americains (le case in stile coloniale che i pescatori corsi emigrati nelle colonie francesi di Africa e America si fecero costruire al loro ritorno in patria a Sisco e Canelle), saranno lo scenario in cui ci muoveremo per conoscere la regione.

 

Cosa vedremo:

 

Bastia e la chiesa di San Giovani Battista che domina il vecchio porto è l’immagine più celebre della città ma è il porto vecchio ad essere ricco di vita e di storia, il cuore pulsante in cui si mescolano pescatori e turisti su uno sfondo pittoresco di facciate colorate, nei quartieri di terra vecchia e terra nuova si cammina nei vicoli ricchi di locali.

 

Erbalunga: le strette stradine accolgono con la loro maglia un minuscolo e affascinante borgo di pesca in cui è ormeggiata una manciata di barche multicolori intorno alla torre genovese.

Pittori paesaggisti affascinati dalla sua splendida marina, hanno fatto prendere al borgo il nome di “nido dei pittori”.

 

Macinaggio: E’il luogo con il porto più frequentato di Capo Corso e con una delle più belle spiagge della regione: la spiaggia di Tamarone

 

Rogliano: situato sopra Macinaggio, offre un magnifico scorcio sulle alture del capo; i piccoli borghi che costituiscono Rogliano sono ricchi di monumenti, chiese, cappelle e maisons d ‘Americains, , torri genovesi, fortezze e vigneti.

 

Barcaggio e Tollare: benvenuti in capo al mondo! Ultimo bastione dell’isola prima dell’azzurra distesa del Mediterraneo, Barcaggio sembra assorta nella contemplazione silenziosa dell’inaccessibile isolotto della Giraglia e del suo faro, la cui costruzione durò ben 10 anni; Tollare è un vivace villaggio di pescatori

 

Mulino Mattei: il piccolo mulino circolare decanta le virtù del “Mattei Capo Corso”, uno squisito liquore digestivo al cedro; con le sue pale ed i muri imbiancati la struttura è un suggestivo punto panoramico.

 

Centuri: uno dei borghi più belli di Capo Corso col suo porto in miniatura molto pittoresco, con le case affiancate sul mare, i mucchi di reti da pesca a formare macchie colorate. La barche ormeggiate nel porto perpetuano la pesca dell’aragosta a ritmi di altri tempi, le aragoste sono destinate per lo più ai ristoranti locali.

 

Arcipelago di Finocchiaro: la riserva naturale dal 1987 è un’eccezionale oasi faunistica e ospita la più importante colonia di gabbiani Audoin della Francia, una rarissima specie mediterranea.

 

Sentiero dei Doganieri: Si chiama Sentiero dei Doganieri, come molti altri sentieri costieri della Francia continentale, perché era sorvegliato giorno e notte contro gli sbarchi illegali. Oggi è un itinerario suggestivo fra terra e mare che aggira la punta estrema a nord della Corsica, toccando piccole ‘marine’, cale sabbiose, cappelle romaniche, aspri promontori dominati dai ruderi delle torri di guardia genovesi.

Maggiori info a questo link

 


Nella fresca valle de la Lima

Tra borghi dai nomi curiosi, incastonati tra le montagne

27 e 28 agosto 2022

Una valle selvaggia, verde e fresca, ricca di acque, fiumi e torrenti incontaminati.

La val di Lima con la sua storia, con le sue vite povere e dignitose, le sue attività legate al bosco, la sua esistenza montanara, il suo secolare isolamento è un unicum che conserva suggestivi ambienti, paesaggi immensi, stili e modi di vita semplici e tradizioni ormai difficili da trovare nel nostro mondo.  

Numerose sono le pievi e chiese presenti in valle permeate dei più vari stili architettonici, ricche di arte; hanno lasciato tracce del loro operato Jacopo Della Quercia, suo padre Piero d’Angelo; troviamo sculture attribuite alla scuola di Giotto e innumerevoli sono i simboli lasciati dopo il passaggio dei Cavalieri Templari.

Nel periodo di grande splendore della Val di Limaletterati italiani e stranieri, musicisti, importanti politici e nobili provenienti da tutto il mondo, inglesi notoriamente in maggioro numero, ne hanno alimentata la cultura, hanno reso la cittadina di Bagni di Lucca e la valle, una vera e propria “cullainternazionale.

Ancora oggi si respira qui l’aria poetica, grazie ad affermati e pluripremiati scrittori contemporanei che valorizzano e diffondono, peculiarità culturali e bellezze naturalistiche di questa terra.

Di certo pochi sono gli abitanti che vivono in questi borghi dallo sviluppo verticale rimasti attaccati alla memoria ed al passato e noi andremo a conoscere chi e cosa gravita in questi luoghi, riscoprendo magari anche noi dei legami e delle sensazioni nuove o dimenticate.

Se avremo tempo e voglia potremo anche percorrere a Popiglio il famoso ponte sospeso delle ferriere che collega i due versanti del torrente Lima tra Popiglio e Mammialla.

Attenzione! Il programma è aperto perchè al momento della stesura non ho ancora fatto i sopralluoghi, entro qualche giorno avrete la versione definitiva ma, nei limiti del possibile, faremo tutto quello che è riportato nel programma.

 

27 agosto: itinerario dei 5 borghi e itinerario la Via Romana

28 agosto: I borghi a ventaglio isolati dal mondo: Casabasciana e Crasciana e itinerario del castagno

 

maggiori info a questo link


La Via Francigena dal Monginevro a Rivoli

 

Dal 5 al 9 agosto in Val di Susa

 

 

Stavolta percorreremo il ramo della Via Francigena che entra in Italia dal Monginevro lungo un itinerario ricchissimo di arte, storia, natura e cultura. L’afflusso intenso di genti lungo la Via Francigena produsse una circolazione e scambio di saperi, che contribuirono allo sviluppo in Valle di una vivacità culturale di impronta europea e notorietà internazionale identificabili oggi con l’Abbazia di Novalesa e la Sacra di San Michele, borghi cittadini sedi di mercato o luoghi di transito e di pedaggio obbligati come Susa, Bussoleno, Avigliana e Oulx. Lungo il percorso nacquero hospitali, locande e alberghi come le locande di Novalesa e Bussoleno, Castelli fortificati, caseforti e palazzi borghesi a Oulx, Chiomonte, Susa, San Giorgio che ci raccontano dell’importanza economica e commerciale che l’itinerario assunse nel tempo.

 

Già nel 333 d.C. il Colle del Monginevro viene attraversato dall’autore dell’Itinerarium burdigalense (la più antica descrizione di un itinerario di pellegrinaggio cristiano), che annota con precisione le mansiones e le stationes della Valle di Susa, alcune delle quali oggi importanti siti archeologici; a partire dall’Alto Medioevo è invece il Colle del Moncenisio a diventare protagonista con la prima discesa in Italia di Carlo Magno, nel 773, per la Battaglia delle Chiuse contro i Longobardi.

 

Sentieri e mulattiere nelle montagne, strade bianche del fondovalle tra campi e paesaggi memorabili ad ogni passo ci consentono di scoprire la Valle di Susa e la sua identità.

 

Le tappe

 

5 agosto -  arrivo in giornata ad Sauze d Oulx dove passeremo la prima

 

6 agosto -  da Claviere (Monginevro) a Oulx.   20,4 km, dislivello 300 m + e 980 -

 

7 agosto - da Oulx a Susa.   28,5 km, 1100+ e 1600-

 

8 agosto - Da Susa a Vaie.  24km, 710+ e 810 -

 

9 agosto -  da Vaie -  Sacra di San Michele a Rivoli.   25,7 km, 910m+ e 930m-

 

 

 

Elementi di rilievo sul percorso:

 

Oulx

 

Monginevro

 

Susa

 

Sacra di San Michele

 

Parco naturale Gran Bosco di Salbertrand

 

Exilles

 

Chiomonte

 

Bussoleno

 

San Giorgio di Susa

 

San’Ambrogio di Torino

 

Avigliana il borgo e i laghi

 

Buttigliera e la precettoria

 

Rivoli

 

maggiori info a questo link:

 


 

La Via Matildica del Volto Santo nel tratto toscano

 

 2 giorni tra Garfagnana e media valle del Serchio

 

2 e 3 luglio 2022

 

 

La Via Matildica del Volto Santo è un antico cammino di pellegrinaggio e di commercio di oltre 200 km, collega la città di Mantova, forse luogo di nascita della contessa Matilde di Canossa a Lucca, dove è ospitato il Volto Santo

 

Un cammino che, attraversando i possedimenti della contessa Matilde di Canossa nella pianura Padana, si inerpicava sull’Appennino e scendendo verso Lucca di immetteva sulla Via Francigena, dove tocca suggestivi Borghi, eremi e antichi e strategici Castelli in una varietà culturale e ricchezza naturalistica unica.

 

L’itinerario è suddiviso in 3 tratti storici: la Via del Preziosissimo Sangue (da Mantova a Reggio Emilia, 3 tappe); il Cammino di San Pellegrino (da Reggio Emilia a San Pellegrino in Alpe, 5 tappe) e Via del Volto Santo (da Castelnuovo di Garfagnana a Lucca, 3 tappe).

 

Noi cammineremo tra San Pellegrino in Alpe e Borgo a Mozzano, percorrendo la parte toscana dell’itinerario, attraverso la Garfagnana e la media Valle del Serchio; non raggiungeremo Lucca perché non è la stagione giusta per fare l’ultima tappa.

 

1 luglio da San Pellegrino in Alpe a Castelnuovo in Garfagnana
2 luglio da Castelnuovo in Garfagnana a Borgo a Mozzano

 

Lungo il cammino:

 

  • Castiglione: le mura e il castello medievale 
  • Chiesa di San Michele a Castiglione
  • La Rocca Ariostesca a Castelnuovo
  • Duomo dei santi Pietro e Paolo a Castelnuovo
  • Fortezza Mont’Alfonso a Castelnuovo
  • Mura del borgo antico a Castelnuovo
  • Il Borgo di Cascio
  • Duomo di Barga
  • Casa Pascoli a Barga
  • Pieve di Loppia
  • Ghivizzano
  • La Rocca sopra Borgo a Mozzano
  • Ponte della Maddalena detto “del Diavolo” a Borgo a Mozzano

maggiori info a questo link:

 

 

 


 

Le fioriture di Castelluccio di Norcia

 

nel cuore del parco nazionale dei Monti Sibillini

 

24-26 giugno 2022

 

 

 

A 1300 m di quota si apre il magico e suggestivo tetto “dei Sibillini”, uno dei luoghi più belli d’Italia, da qualche anno noto anche come facente parte “delle Terre Mutate”…, mutate dal terremoto che ha lasciato Castelluccio fortemente colpito ed alcuni suoi abitanti ancora lì a cercare di risanare le ferite ed andare avanti come possono.

 

In questo altopiano magico e suggestivo ogni anno si verifica tra maggio e luglio un fenomeno straordinario: la fioritura delle lenticchie e di mille altre specie di fiori, che creano un’alternanza di colori dal giallo ocra al rosso, dal viola al blu, con qualche punta di bianco qua e là. La fioritura si espande sulle morbide curve dell’altopiano circondato dalle aspre pareti rocciose dei monti, tra cui il maestoso Vettore con i suoi 2476 m di altezza.

 

Fortunati coloro che hanno modo di vedere le fioriture di Castelluccio ogni anno o in momenti diversi; vederle una sola volta non basta: cambia ogni anno, anzi ogni settimana, con nuovi fiori che sbocciano e altri che appassiscono.  Camminando lungo i sentieri possiamo incontrare: genzianelle, narcisi, violette, papaveri, ranuncoli, asfodeli, viole, trifogli, acetoselle e tanto altro.

 

Tutto ha inizio quando si sciolgono le nevi ed inizia la semina; in particolare quando arriva il momento della fioritura delle piante che vivono in simbiosi con la lenticchia; i campi non seminati a lenticchia spezzano stupendamente l’armonia dei colori, con strisce verdi brillanti per il grano, viola tenue per la lupinella. Ben lo sanno gli agricoltori di Castelluccio, che ogni anno orchestrano sapientemente, seguendo il ciclo della semina dei campi, il disegno del quadro della fioritura.

 

 A questo link potete vedere i cambiamenti settimanali delle fioriture del 2020 https://www.castellucciodinorcia.it/project/fioritura-castelluccio-2020/

 

Nell’anfiteatro naturale dei Monti Sibillini dominato dal borgo di Castelluccio, tra Pian Grande, Pian Piccolo e il Pian Perduto, cammineremo tra le fioriture e i punti panoramici da dove poterle ammirare; sarà un trekking di grande bellezza e di riflessione perché le crepe e i crolli del terremoto non potremo ignorarli ma impareremo dagli abitanti del posto che si sono rialzati ad essere anche noi più costruttivi.

 

 

 

Cosa vedere e cosa assaporare in questo viaggio

 

§      Formaggi del luogo, lenticchie e norcineria

 

§     Castelluccio, con i suoi 1452 m di quota è il centro abitato più elevato dell’Appennino umbro-marchigiano e cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

 

§  i piani carsici di Castelluccio

 

§    Ussita

 

§      Visso

 

§  Il bosco d’Italia

 

§       Le fioriture

    maggiori info a questo link

 

 


 Sorrento, Capri e la Costiera Amalfitana

 Il paradiso in terra

 1-5 giugno 2022

 

Fortunati gli abitanti di Amalfi a cui un’iscrizione su una delle antiche porte ricorda ogni giorno di vivere in un “paradiso in terra, tanto che […] nel momento in cui moriranno e andranno in paradiso, per loro non cambierà nulla”a firma del narratore toscano Renato Fucini.

 

Una considerazione del genere promette già bene e quasi incute soggezione ed allora, per non farsi scoraggiare dagli aspetti meno piacevoli della costiera amalfitana, come guidare e muoversi lungo la sua famosa statale, noi scopriremo il più possibile a piedi e con i mezzi pubblici e lasceremo questi luoghi con l’animo di chi vorrà sicuramente tornarci.

 

Partiremo da Sorrento con la facciata aperta sul mare ed i giardini di aranci e limoni che hanno i rami che sporgono dalle mura che contornano le vie segrete del suo centro storico. La nostra prima escursione nel pomeriggio ci porterà in punti panoramici emozionanti sul promontorio.

 

Il giorno successivo raggiungeremo Capri e con due belle escursioni a Capri ed Anacapri ci godremo pienamente l’isola.

 

Non potremo mancare di percorrere Il Sentiero degli Dei partendo da Positano; il percorso stranoto che stupisce per i suoi paesaggi e gli affacci a sbalzo sulla Costiera Amalfitana, dove la dorsale dei monti Lattari scivola nell’azzurro del mare verso l’isola di Capri.

 

Partendo dall’entroterra, percorrendo le colline a picco sul mare, seguendo stradine tracciate da contadini e commercianti scopriremo la costiera più autentica fatta di gente che ancora lavora e si muove faticando con i muli, dove le capre pascolano beatamente tra orti e limoneti

 

Ad Amalfi ci tufferemo nel centro abitato fatto di piccole case, contorte stradine, ville e chiese dagli stupendi mosaici che conserva ancora il suo aspetto medievale e l’influenza bizantina e araba. E poi a Minori, Maiori, Positano, Ravello ne scopriremo di tutti i colori, sempre arrivando con percorsi magnifici come la via delle Ferriere che, dall’alto dei Monti Lattari, arriva ad Amalfi, o percorrendo la Via dei Limoni tra Maiori, Minori e Ravello.

 

Illustri i visitatori di queste terre che ne hanno fatto materia prima per le loro composizioni letterarie, per i loro dipinti, per i canti e le hanno usate come set cinematografico; terra di naviganti ed inventori, di creatori e personaggi che hanno stupito il mondo, e davvero possiamo trovare questa terra cantata, decantata, dipinta in mille modi diversi.

 

La Costiera cercheremo di  viverla più che visitarla, assaporando i profumi, i sapori, gli ambienti, il caldo del sole, vivendo un’esperienza con i nostri piedi che, speriamo sia davvero unica.

 

Non esiste nulla di facile in costiera, servono gambe allenate, la fatica di percorrere gradini e sentieri che non sono mai in pari è una condizione imprescindibile per questo trekking, quindi, se volete godervela, cominciate a fare salite e discese, insomma allenatevi immagazzinando non solo chilometri ma “dislivello”. Sono consentite fughe, in alcune giornate, come a Capri, perché si può “alleggerire” il percorso andando ad intercettare mezzi pubblici.

 

Dormiremo a Sorrento e ad Agerola, una splendida terrazza sulla Costiera.

 

maggiori info qui


 La Toscana di Iris Origo dai commoventi paesaggi:

 Lucciolabella, Montefollonico, Castelmuzio, Montepulciano

 21 e 22 maggio 2022

 

 

Caratterizzata da colline dolci alternate a crete frastagliate da paesaggio lunare, questa è una delle zone più suggestive della Val d’Orcia. Il lembo di terra che dalla valle sale verso la Foce in direzione Chianciano, è stato trasformata dall’azione dell’erosione del fiume Orcia che ha plasmato nei secoli il paesaggio e, aiutato dalla presenza di un terreno argilloso, ha creato dei calanchi dalla bellezza sbalorditiva. Il tutto è colorato dalla presenza di piante della macchia mediterranea, le ginestre sapranno come colorare e profumare l’aria di maggio. L’orzo marittimo e l’assenzio, specie piuttosto rare, si faranno ammirare in uno dei paesaggi più belli, suggestivi e emozionanti della Val d’Orcia, che hanno ammaliato personaggi come Iris Origo e consorte. I 2 hanno cercato di determinare negli anni ’60 cambiamenti in queste terre, e migliorie nella conduzione e nella condizione dei contadini e delle loro famiglie.

Accanto alle lande argillose ecco emergere l’insolita verdeggiante area boschiva di Pietraporciana, caratterizzata da faggi secolari e maestosi; da questa altura è possibile dominare tutta la Val d’Orcia e la Val di Chiana e raggiungere il pittoresco borgo di Castiglioncello del Trinoro.

Montepulciano è una cittadina medievale di rara bellezza, un borgo unico con eleganti palazzi rinascimentali, antiche chiese, splendide piazze e piccoli angoli nascosti. Ma la vera sorpresa saranno i borghi di Montefollonico e Castelmuzio. Vi invito a scoprire le loro peculiarità e non credo riuscirete a resistere alla curiosità di visitarli; la Toscana stupisce sempre, il senese ancor di più, le sue ricchezze sono ovunque e la cultura che le rende tali si respira ancora.

 

Punti di forza del trekking:

 

Riserva di Lucciola bella: La Riserva di Lucciola Bella, circoscrive un piccolo angolo del famoso paesaggio delle Crete Senesi. Lucciola Bella è il nome del podere ormai abbandonato che domina le colline argillose su cui sorge l'area protetta. L'elemento saliente è certamente costituito dalle biancane e dai calanchi, forme erosive caratteristiche del paesaggio delle Crete Senesi, e ad esso sono legati importanti ed esclusivi aspetti vegetazionali e ornitologici.

 

La Riserva Naturale di Pietraporciana: è stata istituita nel 1996, su un territorio di circa 341 ettari a cavallo tra la Val d’Orcia e la Val di Chiana. Dal punto di vista ambientale è notevole la faggeta che si sviluppa tra i 720 e gli 850 metri circa, con esemplari secolari e maestosi

 

Montepulciano: Perla del ‘500 toscano tra Valdichiana e Val d’Orcia, conserva intatta la sua bellezza. Piazza Grande, con il Duomo del ‘600 dalla facciata incompleta, il Palazzo Comunale del ‘400 e tutto intorno palazzi rinascimentali. Al di fuori del borgo risalta la mole elegante del Tempio di San Biagio. Un ‘opera rinascimentale realizzata dall’architetto Antonio da Sangallo il Vecchio.

 

Villa La Foce: è una Dimora Storica . Quando Antonio e Iris Origo acquistarono la tenuta di La Foce chiamarono l’architetto inglese Cecil Pinsent – per ristrutturare gli edifici principali e creare un ampio giardino. Quest’ultimo è stato concepito per valorizzare la casa rinascimentale ed espandere la vista spettacolare sulla Val d’Orcia e il monte Amiata. L’armonia tra edifici, giardino e natura fa di La Foce un esempio ideale dell’evoluzione architettonica e culturale della Toscana nel XX secolo.

 

Montefollonico: si distingue per le strette vie e i palazzi di epoca medievale. Montefollonico è noto anche con il nome di “Borgo del Vin Santo”, il celebre vino liquoroso toscano che si abbina ai cantucci. La produzione del Vin Santo a Montefollonico non è limitata soltanto agli imprenditori agricoli, ma anche a tanti artigiani amatoriali che hanno ereditato le tecniche tradizionali e tuttora producono il vino liquoroso nelle loro cantine.

 

Castelmuzio: il borgo salotto, ‘modello’ di felicità. Una comunità orgogliosa, senso di civiltà, bellezza. Un gruppo di donne caparbie ha messo insieme cittadini e imprenditori per curare il borgo, quella che considerano la loro 'casa allargata', un patrimonio comune da preservare. Approfondiremo la loro storia.